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Novità in biblioteca

Pubblicato il 17 marzo 2026

Economia politica dell’imperialismo digitale

Due saggi italiani di recente pubblicazione offrono un'analisi critica del legame inscindibile tra potere algoritmico, economia globale e nuovi scenari bellici.
In "Imperialismo digitale", uscito per Laterza nella collana “Anticorpi”, Dario Guarascio interpreta la digitalizzazione come forma storica del capitalismo contemporaneo. Al centro della sua analisi vi è la nascita del "complesso militare-digitale", un'evoluzione del tradizionale apparato industriale-militare in cui le Big Tech (come Alphabet, Microsoft, Amazon e Palantir) sono diventate fornitori indispensabili per la sorveglianza e la difesa degli Stati. L'autore documenta una significativa inversione del concetto di "dual use": non sono più solo le scoperte militari a ricadere nel civile, ma le tecnologie nate per scopi civili (cloud, IA, big data) che vengono rimodellate per fini bellici e di controllo geopolitico. Il volume confronta minuziosamente il modello statunitense con quello cinese, dove colossi come Huawei e le BAT (Baidu, Alibaba, Tencent) operano in una "fusione civile-militare" guidata dal Partito-Stato, evidenziando come l'Europa appaia attualmente relegata a un ruolo marginale e prevalentemente regolatorio.
Michele Mezza affronta, nel volume edito da Dozelli “Guerre in codice”, il tema della guerra ibrida, una forma di conflitto che mira a "resettare" la democrazia interferendo direttamente sull'opinione pubblica attraverso il controllo algoritmico. Il fulcro del saggio è il cosiddetto "Peter Thiel's switch": una strategia, ispirata dal fondatore di Palantir, in cui la tecnologia ambisce a governare direttamente, riducendo la politica e le istituzioni a meri comprimari comunicativi. Mezza descrive l'ascesa di una tecnodestra che utilizza il capitale semantico e la manipolazione dei linguaggi per controllare il senso comune. In questo scenario, il giornalismo rischia di trasformarsi in una categoria della logistica militare. Tuttavia, l'autore indica una possibile resistenza: i professionisti dell'informazione devono diventare "addestratori" consapevoli delle proprie IA per promuovere una "democrazia epistemologica" che non resti suddita degli algoritmi proprietari
Entrambi i volumi delineano un presente cupo in cui la sovranità e la libertà sono ridefinite dal dominio dei codici e delle infrastrutture digitali. (17 marzo 2026)

Alcune verità liberatorie riguardo ai dogmi del capitalismo

C’è un filo rosso che unisce "Escape from Capitalism" di Clara E. Mattei e "Marx’s Theory of Value at the Frontiers" di Güney Işıkara e Patrick Mokre: l’idea che il capitalismo non vada letto come un dato naturale, bensì come un progetto politico che si rinnova proprio quando sembra sul punto di crollare. Entrambi i volumi mettono in luce il fatto che le categorie economiche con cui interpretiamo il mondo – valore, prezzo, debito, produttività – non sono affatto strumenti neutri: nascono dentro rapporti di potere e contribuiscono a consolidarli.
Mattei ci accompagna attraverso un percorso che smonta le liturgie dell’economia mainstream. Per l’autrice, molte teorie economiche che si presentano come scientifiche sono in realtà strumenti di disciplina sociale: servono a trasformare scelte politiche controverse in decisioni che sembrano tecnicamente obbligate, quasi fossero l’unico esito possibile. Il suo libro è una chiamata a rompere l’incantesimo, a vedere la politica dove l’economia pretende di offrire numeri neutri. È un testo che si divora come un pamphlet, ma con l’apparato teorico di un saggio di alto livello.
Accanto, "Marx’s Theory of Value at the Frontiers" offre il contrappunto ideale. Işıkara e Mokre riportano il concetto marxiano di “valore” al centro dei dibattiti odierni, illustrandone il funzionamento nei punti in cui il capitalismo spinge oltre i suoi limiti: dalla crisi ecologica alle economie periferiche, fino alle nuove modalità di estrazione del valore — materiali, digitali e sociali — che trasformano risorse, dati e relazioni in profitto. In questa prospettiva, il valore non appare come una variabile tecnica, ma come la grammatica dello sfruttamento e dell’imperialismo, anche quando assume forme più moderne, dalla logistica globale alla green economy.
Considerati insieme, i due libri diventano un unico laboratorio critico: Mattei illumina le strategie retoriche del capitalismo, Işıkara e Mokre ne sezionano l’anatomia profonda. Il risultato è un doppio sguardo complementare: politico e teorico, militante e analitico. Perfetto per chi voglia capire non “come funziona” l’economia, ma come funziona il potere quando si traveste da economia. (10 marzo 2026)

Foolproof: come vaccinarsi contro la disinformazione

Sander van der Linden, stimato professore di psicologia sociale a Cambridge, affronta in “Foolproof” la sfida della disinformazione trattandola come un'infezione virale che richiede una protezione preventiva. Il cuore dell'opera risiede nel concetto di "inoculazione psicologica" o prebunking, una tecnica che mira a rafforzare le difese cognitive esponendo le persone a versioni indebolite delle tattiche manipolatorie prima che l'infezione avvenga. Attraverso strumenti interattivi come il gioco online Bad News e acronimi efficaci quali CONSPIRE, per la mentalità complottista, e DEPICT, per i sei gradi della manipolazione, l'autore svela i meccanismi della disinformazione offrendo ai lettori una cassetta degli attrezzi per proteggere se stessi e i propri circoli sociali.
Il volume ha suscitato un vivace dibattito critico, specialmente riguardo all'analogia medica fondamentale. Alcuni esperti sostengono che descrivere i pregiudizi come "virus della mente" sia fuorviante, poiché la disinformazione non è sempre un contagio subito passivamente. Al contrario, gli esseri umani sono spesso guidati da ragionamenti motivati e cercano attivamente contenuti che confermino i propri desideri; in quest'ottica, le “camere d'eco digitali” rappresentano spazi digitali alimentati dalla volontà degli utenti di circondarsi di idee simili alle proprie, piuttosto che zone di contagio epidemico.
Si osserva inoltre che l'etichetta di "inoculazione" potrebbe non offrire reali intuizioni scientifiche aggiuntive rispetto a risultati psicologici già consolidati, definendo l'analogia con i vaccini non del tutto appropriata per descrivere semplici avvertimenti logici. Ulteriori riserve riguardano la tendenza del libro a dipingere il pubblico come una vittima del tutto innocente, sollevando da responsabilità i gruppi che creano attivamente falsità, e il rischio che gli interventi suggeriti possano apparire paternalistici e minare la fiducia. Nonostante questi rilievi, “Foolproof” resta un punto d'ingresso eccellente e un manuale essenziale per comprendere le vulnerabilità cognitive dell'attuale era digitale. (2 marzo 2026)

Le ragioni della transizione. Cinque libri per leggere la giustizia climatica come progetto civile

Che cosa intendiamo, davvero, quando parliamo di “transizione ecologica”? Cinque libri arrivati di recente in biblioteca aiutano a ricomporre il disegno.
“A just transition for all”, di Mijin Cha, pone il tema più scomodo e, forse, il più urgente: come cambiare senza sacrificare i più fragili? La risposta richiama una grammatica antica – equità, partecipazione, diritti – e ci ricorda che la riconversione energetica non è un affare di tecnici, ma una vicenda collettiva. Senza consenso, senza tutele, nessuna transizione durerà.
Poi c’è la nostra parte di responsabilità. “Terrible beauty” di Auden Schendler indaga la “complicità” che abita le buone intenzioni: imprese virtuose, cittadini attenti, istituzioni operative – e tuttavia il conto delle emissioni cresce. Dov’è l’ingorgo? Nelle contraddizioni del quotidiano, in quelle scelte minime che, sommate, deviano la rotta. Schendler non giudica; invita a guardarsi allo specchio. Il linguaggio dell’economia può chiarire, non confondere. “An economist’s guide to environmentalism” di Jordan Lofthouse mette ordine tra incentivi, esternalità, costi sociali. Cifre, sì, ma al servizio della politica. Perché senza strumenti adeguati – carbon pricing, standard credibili, valutazioni d’impatto – le buone intenzioni restano annunci.
E se fosse il denaro – la sua architettura – a orientare la bussola? In “Remaking money for a sustainable future”, Ester Barinaga Martín esplora circuiti monetari alternativi, forme di “commons” finanziari, esperimenti che riallineano valore e beni comuni. Con un’idea forte: cambiare i segnali, per cambiare i comportamenti.
Infine, lo spazio. Le città, i territori, le infrastrutture. “Tools for spatial economic planning” di Gulelat Kebede e Paterson Gauntner offre un atlante operativo: dati, scenari, metodi per tradurre strategie in strade, reti, servizi. La transizione, alla fine, si vede qui: nel quartiere, nella mobilità, nell’uso del suolo.
Messi insieme, questi volumi disegnano una tesi semplice e severa: non esiste sostenibilità senza giustizia; non esiste giustizia senza istituzioni capaci; non esistono istituzioni senza cittadini informati. La transizione è un’opera pubblica. (24 febbraio 2026)

Termoli al bivio: la storia industriale del Molise tra il sogno della Gigafactory e il rischio dismissione

Le notizie che arrivano dallo stabilimento Stellantis di Termoli — reparti ridotti, posti di lavoro in bilico, prospettive tutt’altro che rassicuranti — riportano con forza l’attenzione sul destino industriale del Molise. In un momento in cui il presente sembra sgretolarsi, il volume di Maddalena Chimisso, “La FIAT a Termoli”, diventa un riferimento indispensabile per capire come questa storia sia iniziata e perché continui a pesare sul territorio.
Come ricorda Ilaria Zilli nella prefazione, ciò che avrebbe dovuto rappresentare l’avvio di una riconversione tecnologica – la trasformazione dello stabilimento in gigafactory per batterie elettriche – appare ora come una promessa interrotta, segnata da una “lenta ma inesorabile dismissione”. Chimisso, forte di una ricerca decennale affidata a fonti spesso inedite, torna invece al tempo in cui Termoli era un laboratorio industriale in pieno fervore: la fase “eroica”, tra il 1969 e il 1991, quando nel Mezzogiorno sembrò possibile immaginare un futuro diverso.
Il merito del libro non sta soltanto nella ricostruzione economica, pur rigorosa, di quegli anni. L’autrice intreccia discipline, mette in dialogo storia del lavoro, trasformazioni urbane, scelte architettoniche. Perché l’arrivo della FIAT, nel 1971, non fu soltanto un investimento produttivo: fu un evento culturale, quasi antropologico. Cambiò il volto del Basso Molise, modellando infrastrutture, quartieri, servizi, ma soprattutto abitudini e aspirazioni. La fabbrica divenne, come osserva l’autrice, un autentico “agente di trasformazione territoriale”.
Oggi, mentre il territorio affronta l’onda lunga della deindustrializzazione, il quadro che emerge è chiaro: il passaggio da un’impresa nazionale a un gruppo globale ha ridisegnato priorità e rapporti di forza, rendendo gli stabilimenti periferici sempre più vulnerabili alle oscillazioni del mercato. La situazione di questi mesi a Termoli lo dimostra con evidenza, segnando una fragilità che non è più episodica ma parte integrante del panorama industriale italiano. 16 febbraio 2026)

La normalità dell’ingiusto. Come nasce — e perché dura — la disuguaglianza.

Capita che tre libri, usciti in tempi diversi e con intenti solo apparentemente lontani, finiscano per comporre una sorta di trittico analitico. È il caso di "The origins of inequality, and policies to contain it" di Joseph E. Stiglitz, "A tolerance for inequality" di Andrew J. Taylor e "The law of capitalism and how to transform it" di Katharina Pistor. Presi insieme, sembrano disegnare una mappa: dalle radici materiali della disuguaglianza, alle ragioni per cui le accettiamo, fino alle strutture legali che la rendono stabile.
Stiglitz — con quella limpidezza che gli è consueta — parte da un punto tanto semplice quanto spesso dimenticato: l’ineguaglianza non nasce spontaneamente dal mercato, ma da scelte precise, istituzionali e politiche. È il risultato di assetti di potere, regolazioni finanziarie, politiche fiscali che finiscono per amplificare fortune e sfortune. Il suo messaggio è chiaro: senza riconoscere la natura sistemica del problema, nessuna politica redistributiva potrà davvero incidere.
Taylor sceglie una strada diversa, quasi psicologica, e per questo complementare. Non si chiede tanto perché la disuguaglianza esista, ma perché molti cittadini — negli Stati Uniti più che altrove — la tollerino. Individua un intreccio di convinzioni culturali, narrazioni identitarie e mitologie meritocratiche che rendono accettabile ciò che, altrove, provocherebbe indignazione. È un monito: anche la migliore delle riforme può fallire se non scalfisce le percezioni che legittimano lo status quo.
A chiudere il trittico interviene Pistor, che porta il discorso nel territorio spesso trascurato del diritto. Il capitalismo, sostiene, non è un fenomeno naturale ma un’architettura giuridica: un insieme di codici, protezioni e prerogative che distribuiscono potere e rischio in modo profondamente asimmetrico. Trasformarlo significa intervenire sul linguaggio stesso della legge.
Letti insieme, questi tre volumi suggeriscono un’unica grande verità: la disuguaglianza non è un destino, ma il prodotto congiunto di politiche, percezioni e dispositivi giuridici. E comprenderli nella loro interdipendenza è già un modo per immaginare — e forse cominciare a costruire — società più giuste. (9 febbraio 2026)

Oltre il capitalocentrismo: l’economia che ci sfugge

Talvolta un libro arriva con la discrezione delle cose necessarie: non si impone, ma lentamente modifica lo sguardo. "Oltre il capitalocentrismo. Per una politica della possibilità qui e ora", pubblicato da Mimesis e curato da Cesare Di Feliciantonio e Antonella Clare Vitiello, introduce il lettore italiano al lavoro di J.K. Gibson‑Graham, lo pseudonimo dietro cui operano Katherine Gibson e Julie Graham, due studiose che per trent’anni hanno condiviso un progetto intellettuale singolare e tenace.
Il loro intento è tanto semplice quanto rivoluzionario: scalfire l’idea che l’economia coincida interamente con il capitalismo. A questa visione monocorde oppongono un quadro più variegato, in cui trovano posto attività spesso ignorate — il lavoro di cura, l’autoproduzione domestica, il volontariato, i legami comunitari. Il volume mostra con chiarezza come queste pratiche, lungi dall’essere residui marginali, costituiscano il tessuto stesso della vita sociale.
Ciò che colpisce, leggendo, non è solo la solidità teorica: è l’atteggiamento. La “politica della possibilità” proposta dalle autrici non invita a immaginare lontane utopie, ma a riconoscere ciò che già esiste, qui e ora, nelle pieghe del quotidiano. È un invito a un’attenzione diversa, quasi un esercizio morale: vedere il potenziale dove di solito vediamo la mancanza.
La vicenda biografica delle due studiose — un sodalizio nato negli anni Settanta e proseguito nonostante oceani e continenti — aggiunge una nota di umanità che il libro non ostenta, ma lascia intuire.
Si chiude la lettura con un’impressione lieve ma persistente: che l’economia, lungi dall’essere un meccanismo impenetrabile, sia anche un territorio da reinventare. E che il cambiamento, se lo vogliamo vedere, è già cominciato. (2 febbraio 2026)

Nei luoghi del malessere, la democrazia è alla prova

Andrés Rodríguez Pose, uno degli studiosi più attenti al rapporto tra geografia economica e dinamiche sociali, ricostruisce la frattura crescente tra centri globalizzati e periferie abbandonate, quelle che egli definisce “i luoghi che non contano”. Non si tratta solo di regioni povere, ma di aree escluse dai flussi culturali, finanziari e decisionali, dove le politiche pubbliche hanno spesso mancato l’obiettivo o hanno rinforzato una sensazione di irrilevanza. Il saggio di Rodríguez Pose mostra come la diseguaglianza territoriale non sia un effetto collaterale dello sviluppo, ma una conseguenza diretta del modo in cui gli stati hanno investito – o non investito – negli ultimi decenni.
Il risultato è ciò che l’autore chiama “vendetta”: l’emergere di movimenti di protesta, la crescita del voto anti sistema, la richiesta di redistribuzione del potere più che della ricchezza. Il saggio collega casi diversi tra loro – dalla Brexit agli Stati Uniti postindustriali, dalle regioni spagnole alle province italiane – e per tutti rileva un’unica dinamica: quando alle persone viene sottratta la possibilità di immaginare un futuro nel proprio territorio, la risposta politica può diventare dirompente.
Rodríguez Pose evita semplificazioni e propone invece una lettura che tiene insieme economia, identità, mobilità e governance. A rendere il suo libro particolarmente utile oggi è la capacità di mostrare che la crisi delle aree marginalizzate non è un fenomeno periferico, ma condiziona la tenuta democratica complessiva. (26 gennaio)

Senza sovranità personale, la libertà è una finzione collettiva

Gli scritti raccolti in questo volume di Ortica Editrice mostrano con chiarezza come Josiah Warren, filosofo e riformatore sociale, rifiuti ogni idea astratta di libertà, radicandola invece nella sovranità dell’individuo, da lui considerata principio naturale e irrinunciabile. Per Warren, una società è davvero “civile” solo quando ogni persona è riconosciuta come unico sovrano della propria esistenza, del proprio tempo e dei propri mezzi. È una prospettiva che mette profondamente in discussione il ruolo delle istituzioni e la loro pretesa di modellare l’autonomia dei singoli.
La raccolta, articolata in tre sezioni – "Commercio equo", "La vera civiltà" e "Applicazioni pratiche" – presenta un impianto teorico rigoroso e provocatorio. Warren sostiene che un ordine sociale giusto non possa tollerare ingerenze nel corpo, nel lavoro o nel tempo delle persone: la tutela integrale dell’individuo non è un ideale morale, ma il presupposto necessario affinché ciascuno agisca responsabilmente e partecipi agli scambi senza coercizioni. La sua è una critica esplicita ai sistemi che legittimano l’autorità esterna come garanzia di stabilità.
In "Commercio equo" la polemica si estende all’economia: Warren contesta la logica della scarsità come base del prezzo e propone un criterio fondato sul tempo di lavoro. Le sue “labour notes”, che registrano le ore impiegate per produrre beni o servizi, diventano sia un esperimento economico sia una denuncia della falsa neutralità del mercato.
“La libertà definita e limitata da altri è schiavitù!”, afferma Warren, sintetizzando una critica che resta attuale. Il volume invita a ripensare cosa intendiamo per “civiltà” e a interrogarsi su quanto le strutture sociali accettate come necessarie non siano, in realtà, forme di dipendenza mascherate. (19 gennaio)

Il futuro della guerra è low cost e vola sopra le nostre teste

Dai campi di battaglia alle strade delle città, i droni stanno cambiando il volto della guerra e della sicurezza globale. Il saggio di Gianluca Di Feo racconta questa trasformazione epocale: la diffusione di tecnologie autonome che rendono il conflitto più economico, più preciso e, paradossalmente, più vicino alla vita quotidiana. Non si tratta più di armi riservate agli eserciti: come osserva Belkis Wille di Human Rights Watch, siamo di fronte a «un cambiamento di paradigma». Droni commerciali, facilmente modificabili, consentono oggi a gruppi con budget ridotto – o persino a individui dotati di una stampante 3D e un account Amazon – di effettuare attacchi mirati in contesti urbani. «Ora è possibile colpire la popolazione civile in modo estremamente preciso e a basso costo», avverte Wille, e il libro di Di Feo mostra come questa realtà stia già prendendo forma.
Il volume ripercorre l’evoluzione delle guerre dall’era dei Predator post-11 settembre alla “dronizzazione selvaggia” che caratterizza i conflitti contemporanei. Attraverso esempi concreti – dal fronte russo-ucraino alle operazioni in Medio Oriente e in Africa – l’autore descrive come i droni saturino i cieli, condizionando emozioni, decisioni e quotidianità di chi combatte e di chi vive il conflitto. Il rapporto HRW citato nel libro documenta episodi inquietanti: piloti di droni russi che, con quadricotteri reperibili in commercio, hanno lanciato esplosivi su persone in bicicletta, a piedi o in autobus nella regione di Cherson. Di Feo evidenzia anche la democratizzazione economica della violenza: «Un quadricottero da 450 euro può sostituire una cannonata da 2000», scrive, mostrando come la tecnologia renda la guerra più accessibile e frammentata.
L’avvento dell’intelligenza artificiale aggiunge un ulteriore livello di complessità: algoritmi che guidano i droni e suggeriscono strategie operative, ridisegnando il concetto stesso di responsabilità militare. In assenza di regole internazionali efficaci, il libro invita a riflettere su scenari in cui la guerra diventa algoritmica e il confine tra sicurezza e vulnerabilità si assottiglia. (13 gennaio 2026)

Da risorsa strategica a trappola economica: il ruolo della terra nelle crisi sistemiche

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Letture di fine anno

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Astrazioni reali: categorie economiche e dialettica negativa

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Regolazione e governance. Comprendere le dinamiche tra mercati e politica.

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Etica, governance e sostenibilità: tre saggi per ripensare il capitalismo globale

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Dare credito alle dittature: una storia europea del XX secolo

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Geografie del potere negli Stati Uniti post-Trump

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“Le Talpe” di Altreconomia

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Consumatori sotto algoritmo: strategie di tutela nell’era dell’IA

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Ecologia politica del conflitto sociale

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Il premio Nobel per l'economia 2025...

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Capitalismo multispecie e logiche di sfruttamento

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Crisi democratica e libertà accademica

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La macchina della detenzione: interessi privati e politiche pubbliche nella gestione dell’immigrazione

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Tecnofossili e giustizia climatica. L’impronta umana nel tempo geologico e morale

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Il lavoro che non basta: condizioni, cause e risposte alla povertà occupazionale in Italia

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Crimine transnazionale e capitalismo autoritario in Asia

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La fragilità del merito: potere presidenziale e crisi della funzione pubblica negli Stati Uniti

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Stato, impresa, violenza: il modello Wagner nella Russia contemporanea

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Nazionalismo e catastrofe: genealogia di una mutazione politica

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Due titoli, una provocazione: l’Europa è ancora un’idea o solo un’illusione?

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Una diagnosi strategica della vulnerabilità europea

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Conflitto e trasformazione: una lettura politico-economica del Medio Oriente contemporaneo

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Lo stato dell’Unione: criticità, ideologie e scenari per il futuro europeo

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Deserti tecnologici e disuguaglianza: il volto economico del trumpismo

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Voci aliene: potere, senso e subordinazione nell’era digitale

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Riparare il mondo: tre visioni per un futuro sostenibile

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Capitalismo digitale e neofeudalesimo. Nuove forme di potere e lavoro nell’era algoritmica

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L’energia di domani. Strategie, normative e prospettive per la decarbonizzazione

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Ignoranza a buon mercato. Considerazioni sul commercio della disinformazione.

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Voto a perdere. La crisi della democrazia rappresentativa nell'Italia del XXI secolo.

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13 nuovi libri sull'Intelligenza Artificiale

La biblioteca si arricchisce di volumi di recente pubblicazione che analizzano le applicazioni dell'IA in ambiti come marketing, arte, risorse umane e neuroscienze. Un’opportunità per approfondire il ruolo crescente di questa tecnologia nella società e nel mondo del lavoro.

01

Un libro che mostra come l'artigianato italiano possa non solo sopravvivere, ma prosperare nell'era digitale.

02

Gli autori analizzano il ruolo dei chatbot, definiti “macchine da conversazione” alimentate dall’intelligenza artificiale generativa, come ChatGPT e DeepSeek. Riflettono sulla loro capacità di generare testi significativi e su come il loro dialogo possa ridefinire la concezione tradizionale dell’essere umano come pensatore.

03

Chi è l'autore di un'opera realizzata con l'ausilio di un'AI? Cos'è un'opera nell'era dell'intelligenza artificiale? Viene proposta una nuova identità creativa che fonde le competenze umane con le potenzialità delle AI generative, ridefinendo il processo artistico.

04

L'AI generativa è un vero collaboratore che automatizza compiti operativi e supporta decisioni strategiche, trasformando il modo in cui lavoriamo e gestiamo la leadership. Questa guida esplora 35 utilizzi pratici per sfruttarne appieno il potenziale.

05

La Generative AI sta rivoluzionando il marketing, migliorando la personalizzazione, la creazione di contenuti e l'interazione con i clienti. Gli autori descrivono la sua evoluzione, le applicazioni pratiche e il ruolo della scienza dei dati nella trasformazione delle strategie di comunicazione.

06

L’IA sta trasformando il mercato dell’arte, influenzando autenticazione, valutazione e promozione delle opere, oltre a favorire trasparenza e nuove esperienze immersive. Questo libro esplora il suo impatto, le sfide etiche e il futuro dell’interazione tra arte e tecnologia.

07

La domanda oggi è cambiata: non è più se le macchine possono essere intelligenti, ma se possono eguagliarci e superarci. Dopo «La scorciatoia» e «Machina sapiens» il terzo episodio dell'avvincente trilogia sulla nuova era delle macchine pensanti.

08

Una guida completa per integrare l’IA nella gestione delle risorse umane, esplorando opportunità, sfide e strategie per una trasformazione digitale consapevole ed etica.

09

Il volume invita a una riflessione equilibrata sull’IA, evitando estremismi e promuovendo valori come uguaglianza, inclusività e sostenibilità per una tecnologia al servizio della società.

10

Uno studio sul convergent marketing, approccio che combina IA, automazione e contenuti multimediali per creare interazioni dinamiche tra brand e consumatori, guidando strategie digitali innovative.

11

Un libro che aiuta a integrare l’intelligenza artificiale nella scrittura per il marketing, ispirando argomenti, spunti narrativi e parole pertinenti al target e agli obiettivi della comunicazione.

12

L’AI rivoluziona le risorse umane, migliorando equità, efficienza e benessere lavorativo, ma richiede un uso responsabile per bilanciare automazione e gestione umana.

13

L’evoluzione del cervello umano viene raccontata attraverso cinque svolte chiave, collegandole ai progressi dell’IA per svelare le radici dell’intelligenza e del pensiero.

15 libri per il Primo Maggio

Una selezione delle ultime pubblicazioni sul tema del lavoro disponibili in biblioteca

1

Nicola Acocella indaga i fenomeni della disoccupazione ciclica, il persistente divario tra Nord e Sud, le disparità di genere e il fenomeno dei giovani NEET. Con un approccio rigoroso, si esplorano le politiche attuate, le inefficienze strutturali e le risposte alla globalizzazione e alle crisi economiche.

2

Dal pensiero della differenza all’analisi intersezionale, questo libro propone una rilettura critica degli strumenti giuridici e delle politiche pubbliche che mirano a promuovere il lavoro delle donne, per comprendere dove si annidano le radici redistributive delle diseguaglianze di genere e valutarne le azioni di contrasto.

3

Cosa succede alle donne che lavorano in un paese che fatica a conciliare una cultura tradizionalista con le esigenze di un’economia globalizzata? In questo vivido ritratto della società egiziana, Leslie T. Chang segue l’esperienza di tre donne che con tenacia e perseveranza vivono e lavorano in un contesto che spesso ne ostacola i progressi esistenziali e professionali.

4

Questioning the received wisdom that work is good for you, that you are what you do and that 'any job is a good job', Post-work offers a new challenge to the work-centred society. This timely book provides a vital introduction to the post-work debate - one of the most exciting political and theoretical currents of recent years.

5

Reclutare manodopera allo scopo di destinarla al lavoro presso terzi in condizioni di sfruttamento. È questo, in termini di legge, il caporalato. Una parola che sembra riportare indietro le lancette dei diritti dei lavoratori. In particolare, quando tra le sue pieghe, a fianco di interessi leciti, operano e prosperano attori illegali, le organizzazioni criminali in primis.

5

The author discusses how the American perception of work has evolved over the 20th century, with a growing emphasis on entrepreneurship, initiative, and self-realization, rather than just reliable job performance. This entrepreneurial work ethic has become deeply ingrained in American culture, even as economic insecurity and inequality have increased. The book explores the origins and impact of this shift, tracing it from late 19th-century success literature to the modern gig economy.

7

Nella nostra ricerca del graal per ottimizzare la produttività con tecnologie intelligenti come l’IA e i robot, stiamo separando i lavoratori junior dagli esperti nei luoghi di lavoro di tutto il mondo. Si tratta di un problema incombente dall’impatto enorme che pochi stanno affrontando veramente.

8

Sono trent'anni che i redditi dei lavoratori italiani non crescono. Un'anomalia assoluta tra le economie avanzante con caratteri quasi strutturali e conseguenze negative sul piano economico e sociale. Una questione che riguarda il lavoro povero ma anche la fascia medio alta, quella su cui incombe il grosso del carico fiscale che sostiene il nostro welfare state.

9

Acclamato da CNBC come uno dei «top 5 libri di saggistica sul lavoro che tutti dovrebbero leggere», il libro è un appello all’azione, che mostra come condurre il cambiamento da dovunque ci si trovi può trasformare la nostra carriera, la comunità e persino il mondo intero.

10

In Italia sono circa tre milioni i lavoratori invisibili, poveri, irregolari, quelli che pur lavorando non riescono a portare a casa uno stipendio sufficiente a condurre un’esistenza libera e dignitosa, quelli che non godono di alcuna tutela e non possono far valere i loro diritti.

11

Il lavoro domestico come lavoro non pagato della casalinga [...] è una forma specifica di sfruttamento connessa ai processi di valorizzazione del capitale, che vede i suoi inizi tra il xvii e il xviii secolo per poi svilupparsi negli anni successivi alla rivoluzione industriale.

12

Lo Stato deve cessare di operare come presidio del corretto funzionamento del mercato e affermarsi come difensore della società dal mercato. L’Italia è l’ottavo Paese più ricco del mondo, ma anche il Paese dove un lavoratore su quattro è povero e uno su tre vulnerabile, ovvero condannato alla povertà in caso di evento inaspettato.

13

Questo breve libro contiene due capitoli su un tema molto discusso che suscita sia visioni distopiche che previsioni ottimistiche: che impatto avrà l’Intelligenza Artificiale sulla quantità e qualità del lavoro.

14

«Dall’inizio del nuovo secolo, in Italia si è alimentata un’illusione: quella di essere diretti verso la piena occupazione. Si tratta, appunto, di un inganno. Se si analizzano i numeri, emergono una realtà diversa e una tendenza opposta: in questi anni si è assistito nel nostro paese a una rapida crescita non di un’occupazione dotata di stabilità e tutele, ma della sottoccupazione, con forme e tipi di lavoro frammentato e vulnerabile. Una sottoutilizzazione delle persone in ore, istruzione e competenze».

15

In Italia, i giovani sono una risorsa preziosa ma sempre più scarsa. In numero sempre minore e spinti a emigrare all’estero in cerca di migliori opportunità, sono spesso vittime di stereotipi incapaci di cogliere le dinamiche che li caratterizzano.

Cambiamento climatico e giustizia sociale. Un approccio razionale.

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Lavorare in Italia, oggi. Tra ricerca di benessere psicologico e di giustizia retributiva

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L'Europa che cresce: rischi e opportunità per un futuro comune

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Le radici religiose dell'economia moderna: il caso scozzese e Adam Smith

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Come funzionano le sanzioni? Lezioni dall'esperienza iraniana

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Psicoanalisi e propaganda. Vita e imprese di un maestro della manipolazione

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Gestione dei conflitti: due approcci complementari

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L’impatto globale della giurisdizione territoriale americana

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"Financial Times and Schroders Business Book of the Year 2024": la shortlist dei libri in finale

In biblioteca i volumi finalisti di un premio assegnato annualmente al miglior libro di business. Istituito nel 2005, è considerato uno dei più prestigiosi riconoscimenti nel campo della letteratura economica e aziendale. L'ultima edizione è stata vinta da "Supremacy: AI, ChatGPT and the Race That Will Change the World", di Parmy Olson.

Supremacy: AI, ChatGPT and the race that will change the world

From award-winning journalist Parmy Olson, Supremacy is the astonishing, untold, behind-the-scenes story of the battle between two AI companies, their struggles to use their tech for good, and the dangerous direction that they’re now going in.

Corporation in the Twenty-First Century: Why (almost) everything we are told about business is wrong

"Original and thought-provoking... A brilliantly erudite account of the major waves in the theory and practice of management" (Financial Times)

Tribal: How the Cultural Instincts That Divide Us Can Help Bring Us Together

A revelatory, paradigm-shifting work from a renowned Columbia professor and “one of the great social and cultural psychologists” (Amy Cuddy) that demystifies our tribal instincts and shows us how to use them to create positive change.

The Longevity Imperative: Building a Better Society for Healthier, Longer Lives

"A compelling examination of the socio-economic consequences of humans living longer lives (...) important and timely" (Financial Times)

Unit X: How the Pentagon and Silicon Valley Are Transforming the Future of War

A riveting inside look at an elite unit within the Pentagon—the Defense Innovation Unit, also known as Unit X—whose mission is to bring Silicon Valley’s cutting-edge technology to America’s military: from the two men who launched the unit.

Stereotipi di genere tra leadership e segregazione occupazionale

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Disuguaglianze e (in)giustizia negli Stati Uniti

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La sanità italiana dalla rivoluzione del SSN alla sfida della privatizzazione

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Le parole che fecero la Brexit

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Dinamiche di confine. Commercio e conflitti tra Stati Uniti e Messico

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Russia e Ucraina: lezioni dal passato e strategie per il futuro

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Storie di denaro e umanità

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Musk contro Twitter: una storia di acquisizione ostile

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Il capitalismo e le sue trasformazioni. Due contributi.

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Strategie di vittoria e giustizia sociale

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Il mondo di Adam Smith attraverso le lettere

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Strategia in azione: lezioni dai leader del mercato

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Sfide del turismo di massa: un'analisi geografica e il caso di Sorrento

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Oltre la logica del profitto: proposte per un cambiamento radicale

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Cibo, sostenibilità e sovranità: la via per nutrire il mondo

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Sulla natura predatoria del capitalismo

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Intelligenza Artificiale, tra demistificazione e critica filosofica

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Robert Doisneau: storie di fabbriche e minatori

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Il socialismo nel XXI secolo

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Di Thomas Piketty, in biblioteca

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Riforme costituzionali e democrazia: critiche e prospettive

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