Novità in biblioteca
Pubblicato il 07 agosto 2026
Rassegna in progress delle copertine dei titoli acquisiti dalla biblioteca nel corso del mese, con una sintetica descrizione del contenuto di ogni volume e il codice per visualizzarne la descrizione in catalogo e la collocazione sullo scaffale.
Li abbiamo scelti - tra i titoli posseduti dalla biblioteca - sulla base delle recensioni apparse su periodici e testate come Financial Times, The Economist, Project Syndicate e Journal of Economic Literature.
Una guida accessibile a uno strumento tutt'altro che semplice. Keynes e Bown analizzano dazi, ritorsioni e negoziati, mostrando chi paga davvero il costo delle guerre commerciali e quando esse possono produrre risultati inattesi.
Debito, rivalità geopolitiche, frammentazione commerciale. Prasad descrive un ordine economico che perde i propri punti di equilibrio e spiega perché le soluzioni adottate dai governi rischiano talvolta di alimentare le instabilità che vogliono contenere.
Perché Europa e Cina, pur partendo da livelli comparabili di sviluppo, hanno seguito percorsi diversi? Attraverso un millennio di storia, gli autori collegano istituzioni, cultura e incentivi economici alle traiettorie della crescita.
Dai laboratori ai mercati reali, John A. List ripercorre l'economia sperimentale come metodo di indagine. Esperimenti sul campo, incentivi e comportamenti osservati diventano strumenti per verificare ipotesi spesso date per scontate.
Quando un problema collettivo viene trasformato in una scelta individuale? Chater e Loewenstein mostrano come imprese e consulenti comportamentali abbiano spostato l'attenzione dalle regole del gioco alle responsabilità del singolo consumatore.
Ogni smartphone che teniamo in tasca è un piccolo giacimento mobile: 63 elementi chimici diversi, secondo il conteggio di Gianluca Schinaia in "L'età delle matrici". Litio, cobalto, terre rare come il terbio — l'elettronica ne assorbe l'88% della produzione mondiale — e il germanio. Moltiplicato per 7,5 miliardi di dispositivi, più i 2 miliardi di PC in circolazione, il conto diventa un flusso continuo di materia estratta dal sottosuolo. L'attività mineraria pesa per circa il 10% sulle emissioni globali di CO2. Pannelli solari e batterie elettriche, che dovrebbero portarci fuori dalla crisi climatica, aprono nuovi fronti di conflitto per il controllo dei giacimenti.
Mariana Mazzucato, in "The Common Good Economy", parte da qui per smontare un'idea che ha dominato decenni di politica economica: quella dello Stato come tappabuchi, chiamato a intervenire solo quando il mercato fallisce. Propone invece un'economia costruita attorno a obiettivi — outcomes-driven, nel suo lessico. I numeri che cita pesano: 4,5 miliardi di persone senza accesso a servizi sanitari essenziali, 2 miliardi senza acqua potabile. Di fronte a cifre così, un intervento pubblico che si limita a correggere ex post non basta. Mazzucato parla di una "bussola del bene comune", missioni concrete capaci di orientare insieme investimenti pubblici e privati verso decarbonizzazione ed equità digitale.
Il punto delicato è come tradurre tutto questo in prassi, quando si tratta di risorse materiali finite. Senza trasparenza sui brevetti e condivisione della conoscenza, la transizione tecnologica rischia semplicemente di riprodurre i vecchi monopoli estrattivi con un'etichetta verde. Mazzucato insiste sulla "pre-distribuzione": condizioni di partecipazione già scritte nei contratti tra Stato e imprese, non negoziate a cose fatte. È la differenza tra una relazione simbiotica e una puramente estrattiva — e su quella differenza si gioca, letteralmente, quanto potrà durare la disponibilità di queste risorse per chi verrà dopo di noi. (28 luglio 2026)
Due recenti acquisizioni della biblioteca raccontano la crisi dei modelli tecnologici che hanno dominato gli ultimi decenni. In "La fine della Silicon Valley", Lina Malfona mette in discussione l'immagine della Valley come luogo da cui continua a scaturire il futuro. Nel suo racconto prevale l'idea di un territorio che vive più che altro della propria reputazione. Gli edifici progettati da architetti di fama internazionale contano soprattutto come strumenti di visibilità aziendale; la qualità degli spazi passa in secondo piano rispetto alle esigenze del marchio e alla competizione per il mercato dell'intelligenza artificiale. E che dire del paesaggio urbano? Distese di parcheggi, bassa densità, lunghi spostamenti in auto. Una geografia poco compatta, lontana dall'immagine della metropoli innovativa. Mentre il software continua a essere progettato lì, gran parte della produzione materiale delle tecnologie che usiamo ogni giorno si svolge altrove.
Michael Steinberger sposta l'obiettivo sul CEO di Palantir, Alex Karp. Formatosi a Francoforte alla scuola di Habermas, Karp arriva al mondo delle piattaforme e dei dati attraverso un percorso intellettuale insolito. Il volume "Il filosofo nella Valley" segue il passaggio dai suoi studi sul linguaggio e sulla violenza alla costruzione di un'azienda specializzata nell'analisi di enormi masse di dati. Attraverso il software Gotham, Palantir si è consolidata come partner strategico della CIA, del Mossad e delle istituzioni sanitarie occidentali, traducendo in pratica la visione di Alex Karp sulla necessaria collaborazione tra Big Tech e Stato. Steinberger descrive una Silicon Valley che, rigettando il "libertarismo adolescenziale", rivendica le proprie origini militari e trasforma l'intelligenza artificiale nella nuova arma atomica della competizione con Cina e Russia. In questa prospettiva, il data mining smette di alimentare il mercato dei consumi digitali per elevarsi a infrastruttura politica, considerata essenziale per la difesa delle cosiddette democrazie liberali nella nuova guerra fredda. (21 luglio 2026)
L’arresto a Vancouver di Meng Wanzhou, direttrice finanziaria ed erede della dinastia Huawei, non è stato solo un incidente diplomatico, ma l’esplosione pubblica di una guerra fredda sotterranea. Huawei rappresenta il "momento Sputnik" del XXI secolo: uno shock per l'Occidente, che ha improvvisamente scoperto come un modello autocratico possa battere le democrazie liberali sul terreno del 5G e dell'innovazione tecnologica. Il segreto di questo sorpasso risiede nella "cultura del lupo", una filosofia gestionale fatta di ferocia commerciale, spirito di sacrificio estremo e disciplina militare. Sotto la guida del fondatore Ren Zhengfei, ex ufficiale dell’esercito, Huawei si è mossa come un branco compatto, capace di creare dipendenze geopolitiche irreversibili controllando le "condutture" su cui viaggiano i dati del pianeta.
Eva Dou, firma del Washington Post già al Wall Street Journal, ha analizzato documenti riservati e intervistato i vertici di Huawei per ricostruirne l’ascesa globale con rigore e profondità. Il volume decodifica un'anomalia economica definibile come "impresa familiare di Stato": un ibrido dove la governance del Clan Ren convive con la subordinazione strategica al Partito Comunista Cinese. Attraverso una cronaca serrata, Dou interroga i paradigmi del capitalismo liberale: può l’efficienza di un’autocrazia tecnologica riscrivere definitivamente le regole della competizione e della sicurezza mondiale? (13 luglio 2026)
La crisi democratica contemporanea non scaturisce da sovvertimenti violenti della legalità, bensì da una costante contrazione della partecipazione e dei processi decisionali. Giuseppe Conti, nel saggio "L'ascesa del neoliberalismo e il tramonto della democrazia", documenta come la sovranità sia scivolata verso apparati tecnici e burocratici sottratti al confronto pubblico. Conti individua in Friedrich von Hayek il teorico cardine di questo processo: la sua opera sancisce il passaggio a un modello che subordina l'autonomia del cittadino alla logica d’impresa, minando le basi dello Stato sociale. In tale assetto, l'istruzione superiore viene riconfigurata per la produzione di "capitale umano", mentre la giustizia sociale — in linea con la dottrina hayekiana — risulta liquidata come un semplice miraggio.
Al tema dell'erosione della sovranità politica fa eco l'indagine di Timothy Mitchell, che in "The Alibi of Capital" analizza le basi materiali di questo processo. Mitchell sostiene che la nozione di crescita operi come un alibi temporale per occultare l'espropriazione delle risorse future a vantaggio del profitto immediato. Attraverso un "apparato di cattura" finanziario, il capitale trasforma i debiti di domani in ricchezza attuale, imponendo un rimodellamento geofisico del pianeta che ne esaurisce preventivamente la vitalità. Se Conti documenta lo svuotamento democratico, Mitchell dimostra che il prezzo finale del sistema è il collasso della biosfera, presentato sotto la veste del progresso economico.(6 luglio 2026)
Come può una classe sociale che ha il potere di paralizzare i giganti dell'acciaio e del ferro ritrovarsi sistematicamente ai margini di ogni decisione politica reale? È questo l’interrogativo bruciante sollevato dall’inchiesta di Denys Gorbach, che smaschera un fallimento strutturale: la classe operaia ucraina possiede una forza militante impressionante, ma rimane intrappolata in un’incapacità cronica di tradurre la protesta in una soggettività politica organizzata, finendo per subire passivamente il dominio delle élite che dichiara di odiare.
L’indagine scava nelle viscere di Kryvyi Rih, dove gli scioperi selvaggi del 2017 sono stati neutralizzati dai manager industriali come semplici dispute salariali, perdendo l'occasione di trasformarsi in un movimento sociale cittadino coerente. Gorbach, infiltratosi come operaio manuale in una fabbrica di finestre, documenta una realtà dove la solidarietà è erosa da strategie di sopravvivenza individuale e da un'ostinata "apoliticità". Questo rifiuto della politica non è neutralità, ma una trappola cognitiva che spinge i lavoratori verso un populismo viscerale: il sostegno plebiscitario a Volodymyr Zelenskyi nel 2019, nato proprio in queste strade, si è rivelato un fuoco di paglia che non ha impedito il rapido ritorno del consenso verso le vecchie oligarchie locali.
Mentre il lavoratore ucraino insegue un’illusoria rispettabilità da classe media, le infrastrutture vitali come trasporti e riscaldamento vengono sottratte al controllo collettivo per essere trasformate in brutali strumenti di ricatto politico. In questo scenario di "smantellamento" della classe sociale, la militanza spontanea appare come un sussulto momentaneo che non riesce a scalfire i complessi meccanismi del capitalismo globale che regolano la vita quotidiana. Se la sfiducia radicale verso ogni forma di organizzazione è diventata l'unica difesa del subalterno contro il tradimento delle élite, quale scossa sarà necessaria per impedire che questa frammentazione sociale consegni definitivamente il futuro del Paese nelle mani dei suoi oppressori?
Oltre al citato "More and more and more", la biblioteca propone altri volumi appena ricevuti che affrontano il tema dell’energia da prospettive complementari — storica, tecnologica, geopolitica e territoriale — offrendo un quadro articolato delle trasformazioni in atto.
L’economia dell’idrogeno viene esaminata lungo l’intera filiera, dalla produzione allo stoccaggio e al trasporto, mettendo a confronto opzioni tecnologiche e costi. Emergono vincoli strutturali, dipendenze dai combustibili fossili e scelte non neutrali che complicano la promessa di una transizione energetica “pulita”, rivelandone limiti, trade‑off e condizioni materiali.
Un’analisi delle trasformazioni del sistema energetico europeo, con particolare attenzione ai processi di elettrificazione e alla competizione industriale. Il libro confronta le strategie dei diversi Paesi e discute le implicazioni per l’autonomia energetica e lo sviluppo tecnologico.
La storia dell’energia diventa, in queste pagine, una chiave per rileggere il passato, mostrando come pratiche e idee abbiano costruito traiettorie segnate da rapporti di potere. Il volume contesta le visioni universalistiche, mette in luce le responsabilità del modello fossile e propone una critica dello sviluppo dominante, aprendo a modelli alternativi.
Il libro prende le mosse dallo shock energetico della guerra in Ucraina per leggere le crisi come momenti di ridefinizione del potere globale. Argirò smonta narrazioni consolatorie sulla transizione, smascherando contraddizioni, costi e disuguaglianze, e propone una prospettiva pragmatica che evidenzia fragilità sistemiche e nuovi rapporti di dipendenza.
A partire dal caso pugliese, il volume ricostruisce l’evoluzione dell’eolico tra politiche energetiche, dinamiche di mercato e conflitti territoriali. Dall’espansione delle installazioni alle tensioni con le comunità locali, emerge una transizione segnata da interessi divergenti e da una governance frammentata, che mette in discussione modelli e retoriche dello sviluppo sostenibile.
"More and more and more: an all-consuming history of energy" è l’ansiogeno titolo del saggio in cui Jean-Baptiste Fressoz propone una decostruzione radicale del concetto di "transizione energetica", che definisce un mito storiografico e ideologico privo di fondamento materiale. Contrariamente alla narrazione convenzionale che interpreta la storia umana come una successione lineare di fasi (dal legno al carbone, fino agli idrocarburi), l'autore dimostra che l'evoluzione energetica è un processo di accumulazione e stratificazione.
Attraverso un'analisi rigorosa dei flussi materiali, Fressoz evidenzia la profonda simbiosi tra le diverse fonti: il carbone non ha sostituito il legno, ma ne ha intensificato il consumo per le armature minerarie; allo stesso modo, l'era del petrolio poggia su infrastrutture in acciaio che dipendono dal carbone. L'opera critica la visione stadiale della storiografia tradizionale, rea di aver privilegiato le quote relative dei mix energetici ignorando l'inarrestabile crescita dei valori assoluti di consumo.
Fressoz rintraccia le origini del termine "transizione" nella futurologia atomica degli anni '70, svelandone la natura di "procrastinazione tecnologica" volta a rassicurare il capitale sulla compatibilità tra crescita economica e limiti ambientali. Il saggio conclude che la crisi climatica non richiede nuove promesse tecnologiche, ma una drastica "amputazione energetica". Molto ben accolto dalla critica internazionale, il volume rappresenta un pregevole contributo per il dibattito sulla decarbonizzazione e la storia dell'Antropocene.
La corsa all’oro dell’Ottocento si è trasformata, nel XXI secolo, in una sfida silenziosa per il controllo di 17 elementi chimici dai nomi esotici: le Terre Rare. Come documentano Paolo Gila e Maurizio Mazziero nel loro ultimo saggio, questi materiali sono diventati il fulcro della nuova rivoluzione industriale, indispensabili per l'elettronica, la difesa e la transizione energetica globale.
Il cuore del potere oggi batte a Pechino, che detiene un monopolio quasi assoluto non solo sull'estrazione, ma soprattutto sulla complessa e inquinante raffinazione dei lantanidi. Questa egemonia preoccupa Washington e Bruxelles: l’interesse di Donald Trump per l’acquisto della Groenlandia o gli accordi strategici con l'Ucraina di Zelensky sono mosse di un "risiko" globale volto a spezzare la dipendenza dalla Cina. Se l’Europa arranca, concentrandosi sul riciclo e sulla mappatura di vecchi giacimenti, il settore finanziario corre già veloce, veicolando ingenti capitali verso i fondi che investono nelle aziende minerarie. Secondo Gila e Mazziero, la nostra futura ricchezza dipenderà dalla consapevolezza con cui affronteremo questa nuova frontiera economica e politica.
Tuttavia, dove le mappe geopolitiche vedono asset strategici, il volume curato, tra gli altri, da Thierry Rodon ci ricorda che esistono territori e comunità che subiscono l'impatto fisico delle miniere. La corsa globale ai minerali per la green economy sta accelerando le attività estrattive in aree fragili, spesso abitate da popolazioni indigene in Canada, Australia e Scandinavia. Questa raccolta di saggi introduce il concetto di "mining encounters" (incontri minerari), analizzando come le comunità locali esercitino la propria agenzia per non essere ridotte a semplici "paesaggi sacrificali" in nome del progresso globale. Tra la necessità di garantire forniture costanti per l'Occidente e la lotta per il consenso libero e informato (FPIC) dei popoli originari, si gioca la vera partita della sostenibilità sociale del nostro secolo.
Questo saggio di J. Michael Cole identifica nello Stretto di Taiwan il principale punto di attrito di una nuova Guerra Fredda, descrivendolo come una polveriera capace di innescare una conflagrazione globale. Cole, analista con un passato nell'intelligence canadese, documenta il passaggio di Taipei da una difesa passiva a una postura di "counter-force". Tale strategia mira a colpire infrastrutture logistiche sul territorio continentale non per scopi offensivi, ma per rafforzare la funzione di deterrenza, rendendo il costo di un'eventuale aggressione militare proibitivo per i calcoli strategici di Pechino.
L'autore descrive la centralità dell'isola per le catene del valore internazionali e la sicurezza tecnologica, sottolineando come un conflitto provocherebbe shock catastrofici sui mercati mondiali. Esamina infine la "guerra cognitiva" e la resilienza della società civile, considerata un "firewall democratico" contro i tentativi di annessione forzata da parte della Cina.
J. Michael Cole, già consulente della Thinking Taiwan Foundation e ricercatore presso il Global Taiwan Institute, è una delle voci più autorevoli sulla sicurezza regionale. I suoi numerosi studi e saggi su Taiwan esplorano le dinamiche di difesa asimmetrica, la geopolitica del Pacifico e le strategie di contrasto alle influenze autoritarie. (25 maggio 2026)
Altro recente volume sullo stesso argomento (ma il punto di vista è quello delle relazioni USA-Cina). Disponibile in formato elettronico, accesso con credenziali Unibo.
La biblioteca si arricchisce di volumi di recente pubblicazione che analizzano le applicazioni dell'IA in ambiti come marketing, arte, risorse umane e neuroscienze. Un’opportunità per approfondire il ruolo crescente di questa tecnologia nella società e nel mondo del lavoro.
Un libro che mostra come l'artigianato italiano possa non solo sopravvivere, ma prosperare nell'era digitale.
Gli autori analizzano il ruolo dei chatbot, definiti “macchine da conversazione” alimentate dall’intelligenza artificiale generativa, come ChatGPT e DeepSeek. Riflettono sulla loro capacità di generare testi significativi e su come il loro dialogo possa ridefinire la concezione tradizionale dell’essere umano come pensatore.
Chi è l'autore di un'opera realizzata con l'ausilio di un'AI? Cos'è un'opera nell'era dell'intelligenza artificiale? Viene proposta una nuova identità creativa che fonde le competenze umane con le potenzialità delle AI generative, ridefinendo il processo artistico.
L'AI generativa è un vero collaboratore che automatizza compiti operativi e supporta decisioni strategiche, trasformando il modo in cui lavoriamo e gestiamo la leadership. Questa guida esplora 35 utilizzi pratici per sfruttarne appieno il potenziale.
La Generative AI sta rivoluzionando il marketing, migliorando la personalizzazione, la creazione di contenuti e l'interazione con i clienti. Gli autori descrivono la sua evoluzione, le applicazioni pratiche e il ruolo della scienza dei dati nella trasformazione delle strategie di comunicazione.
L’IA sta trasformando il mercato dell’arte, influenzando autenticazione, valutazione e promozione delle opere, oltre a favorire trasparenza e nuove esperienze immersive. Questo libro esplora il suo impatto, le sfide etiche e il futuro dell’interazione tra arte e tecnologia.
La domanda oggi è cambiata: non è più se le macchine possono essere intelligenti, ma se possono eguagliarci e superarci. Dopo «La scorciatoia» e «Machina sapiens» il terzo episodio dell'avvincente trilogia sulla nuova era delle macchine pensanti.
Una guida completa per integrare l’IA nella gestione delle risorse umane, esplorando opportunità, sfide e strategie per una trasformazione digitale consapevole ed etica.
Il volume invita a una riflessione equilibrata sull’IA, evitando estremismi e promuovendo valori come uguaglianza, inclusività e sostenibilità per una tecnologia al servizio della società.
Uno studio sul convergent marketing, approccio che combina IA, automazione e contenuti multimediali per creare interazioni dinamiche tra brand e consumatori, guidando strategie digitali innovative.
Un libro che aiuta a integrare l’intelligenza artificiale nella scrittura per il marketing, ispirando argomenti, spunti narrativi e parole pertinenti al target e agli obiettivi della comunicazione.
L’AI rivoluziona le risorse umane, migliorando equità, efficienza e benessere lavorativo, ma richiede un uso responsabile per bilanciare automazione e gestione umana.
L’evoluzione del cervello umano viene raccontata attraverso cinque svolte chiave, collegandole ai progressi dell’IA per svelare le radici dell’intelligenza e del pensiero.
Una selezione delle ultime pubblicazioni sul tema del lavoro disponibili in biblioteca
Nicola Acocella indaga i fenomeni della disoccupazione ciclica, il persistente divario tra Nord e Sud, le disparità di genere e il fenomeno dei giovani NEET. Con un approccio rigoroso, si esplorano le politiche attuate, le inefficienze strutturali e le risposte alla globalizzazione e alle crisi economiche.
Dal pensiero della differenza all’analisi intersezionale, questo libro propone una rilettura critica degli strumenti giuridici e delle politiche pubbliche che mirano a promuovere il lavoro delle donne, per comprendere dove si annidano le radici redistributive delle diseguaglianze di genere e valutarne le azioni di contrasto.
Cosa succede alle donne che lavorano in un paese che fatica a conciliare una cultura tradizionalista con le esigenze di un’economia globalizzata? In questo vivido ritratto della società egiziana, Leslie T. Chang segue l’esperienza di tre donne che con tenacia e perseveranza vivono e lavorano in un contesto che spesso ne ostacola i progressi esistenziali e professionali.
Questioning the received wisdom that work is good for you, that you are what you do and that 'any job is a good job', Post-work offers a new challenge to the work-centred society. This timely book provides a vital introduction to the post-work debate - one of the most exciting political and theoretical currents of recent years.
Reclutare manodopera allo scopo di destinarla al lavoro presso terzi in condizioni di sfruttamento. È questo, in termini di legge, il caporalato. Una parola che sembra riportare indietro le lancette dei diritti dei lavoratori. In particolare, quando tra le sue pieghe, a fianco di interessi leciti, operano e prosperano attori illegali, le organizzazioni criminali in primis.
The author discusses how the American perception of work has evolved over the 20th century, with a growing emphasis on entrepreneurship, initiative, and self-realization, rather than just reliable job performance. This entrepreneurial work ethic has become deeply ingrained in American culture, even as economic insecurity and inequality have increased. The book explores the origins and impact of this shift, tracing it from late 19th-century success literature to the modern gig economy.
Nella nostra ricerca del graal per ottimizzare la produttività con tecnologie intelligenti come l’IA e i robot, stiamo separando i lavoratori junior dagli esperti nei luoghi di lavoro di tutto il mondo. Si tratta di un problema incombente dall’impatto enorme che pochi stanno affrontando veramente.
Sono trent'anni che i redditi dei lavoratori italiani non crescono. Un'anomalia assoluta tra le economie avanzante con caratteri quasi strutturali e conseguenze negative sul piano economico e sociale. Una questione che riguarda il lavoro povero ma anche la fascia medio alta, quella su cui incombe il grosso del carico fiscale che sostiene il nostro welfare state.
Acclamato da CNBC come uno dei «top 5 libri di saggistica sul lavoro che tutti dovrebbero leggere», il libro è un appello all’azione, che mostra come condurre il cambiamento da dovunque ci si trovi può trasformare la nostra carriera, la comunità e persino il mondo intero.
In Italia sono circa tre milioni i lavoratori invisibili, poveri, irregolari, quelli che pur lavorando non riescono a portare a casa uno stipendio sufficiente a condurre un’esistenza libera e dignitosa, quelli che non godono di alcuna tutela e non possono far valere i loro diritti.
Il lavoro domestico come lavoro non pagato della casalinga [...] è una forma specifica di sfruttamento connessa ai processi di valorizzazione del capitale, che vede i suoi inizi tra il xvii e il xviii secolo per poi svilupparsi negli anni successivi alla rivoluzione industriale.
Lo Stato deve cessare di operare come presidio del corretto funzionamento del mercato e affermarsi come difensore della società dal mercato. L’Italia è l’ottavo Paese più ricco del mondo, ma anche il Paese dove un lavoratore su quattro è povero e uno su tre vulnerabile, ovvero condannato alla povertà in caso di evento inaspettato.
Questo breve libro contiene due capitoli su un tema molto discusso che suscita sia visioni distopiche che previsioni ottimistiche: che impatto avrà l’Intelligenza Artificiale sulla quantità e qualità del lavoro.
«Dall’inizio del nuovo secolo, in Italia si è alimentata un’illusione: quella di essere diretti verso la piena occupazione. Si tratta, appunto, di un inganno. Se si analizzano i numeri, emergono una realtà diversa e una tendenza opposta: in questi anni si è assistito nel nostro paese a una rapida crescita non di un’occupazione dotata di stabilità e tutele, ma della sottoccupazione, con forme e tipi di lavoro frammentato e vulnerabile. Una sottoutilizzazione delle persone in ore, istruzione e competenze».
In Italia, i giovani sono una risorsa preziosa ma sempre più scarsa. In numero sempre minore e spinti a emigrare all’estero in cerca di migliori opportunità, sono spesso vittime di stereotipi incapaci di cogliere le dinamiche che li caratterizzano.