Novità in biblioteca
Pubblicato il 25 giugno 2026
Rassegna in progress delle copertine dei titoli acquisiti dalla biblioteca nel corso del mese, con una sintetica descrizione del contenuto di ogni volume e il codice per visualizzarne la descrizione in catalogo e la collocazione sullo scaffale.
Come può una classe sociale che ha il potere di paralizzare i giganti dell'acciaio e del ferro ritrovarsi sistematicamente ai margini di ogni decisione politica reale? È questo l’interrogativo bruciante sollevato dall’inchiesta di Denys Gorbach, che smaschera un fallimento strutturale: la classe operaia ucraina possiede una forza militante impressionante, ma rimane intrappolata in un’incapacità cronica di tradurre la protesta in una soggettività politica organizzata, finendo per subire passivamente il dominio delle élite che dichiara di odiare.
L’indagine scava nelle viscere di Kryvyi Rih, dove gli scioperi selvaggi del 2017 sono stati neutralizzati dai manager industriali come semplici dispute salariali, perdendo l'occasione di trasformarsi in un movimento sociale cittadino coerente. Gorbach, infiltratosi come operaio manuale in una fabbrica di finestre, documenta una realtà dove la solidarietà è erosa da strategie di sopravvivenza individuale e da un'ostinata "apoliticità". Questo rifiuto della politica non è neutralità, ma una trappola cognitiva che spinge i lavoratori verso un populismo viscerale: il sostegno plebiscitario a Volodymyr Zelenskyi nel 2019, nato proprio in queste strade, si è rivelato un fuoco di paglia che non ha impedito il rapido ritorno del consenso verso le vecchie oligarchie locali.
Mentre il lavoratore ucraino insegue un’illusoria rispettabilità da classe media, le infrastrutture vitali come trasporti e riscaldamento vengono sottratte al controllo collettivo per essere trasformate in brutali strumenti di ricatto politico. In questo scenario di "smantellamento" della classe sociale, la militanza spontanea appare come un sussulto momentaneo che non riesce a scalfire i complessi meccanismi del capitalismo globale che regolano la vita quotidiana. Se la sfiducia radicale verso ogni forma di organizzazione è diventata l'unica difesa del subalterno contro il tradimento delle élite, quale scossa sarà necessaria per impedire che questa frammentazione sociale consegni definitivamente il futuro del Paese nelle mani dei suoi oppressori?
Oltre al citato "More and more and more", la biblioteca propone altri volumi appena ricevuti che affrontano il tema dell’energia da prospettive complementari — storica, tecnologica, geopolitica e territoriale — offrendo un quadro articolato delle trasformazioni in atto.
L’economia dell’idrogeno viene esaminata lungo l’intera filiera, dalla produzione allo stoccaggio e al trasporto, mettendo a confronto opzioni tecnologiche e costi. Emergono vincoli strutturali, dipendenze dai combustibili fossili e scelte non neutrali che complicano la promessa di una transizione energetica “pulita”, rivelandone limiti, trade‑off e condizioni materiali.
Un’analisi delle trasformazioni del sistema energetico europeo, con particolare attenzione ai processi di elettrificazione e alla competizione industriale. Il libro confronta le strategie dei diversi Paesi e discute le implicazioni per l’autonomia energetica e lo sviluppo tecnologico.
La storia dell’energia diventa, in queste pagine, una chiave per rileggere il passato, mostrando come pratiche e idee abbiano costruito traiettorie segnate da rapporti di potere. Il volume contesta le visioni universalistiche, mette in luce le responsabilità del modello fossile e propone una critica dello sviluppo dominante, aprendo a modelli alternativi.
Il libro prende le mosse dallo shock energetico della guerra in Ucraina per leggere le crisi come momenti di ridefinizione del potere globale. Argirò smonta narrazioni consolatorie sulla transizione, smascherando contraddizioni, costi e disuguaglianze, e propone una prospettiva pragmatica che evidenzia fragilità sistemiche e nuovi rapporti di dipendenza.
A partire dal caso pugliese, il volume ricostruisce l’evoluzione dell’eolico tra politiche energetiche, dinamiche di mercato e conflitti territoriali. Dall’espansione delle installazioni alle tensioni con le comunità locali, emerge una transizione segnata da interessi divergenti e da una governance frammentata, che mette in discussione modelli e retoriche dello sviluppo sostenibile.
"More and more and more: an all-consuming history of energy" è l’ansiogeno titolo del saggio in cui Jean-Baptiste Fressoz propone una decostruzione radicale del concetto di "transizione energetica", che definisce un mito storiografico e ideologico privo di fondamento materiale. Contrariamente alla narrazione convenzionale che interpreta la storia umana come una successione lineare di fasi (dal legno al carbone, fino agli idrocarburi), l'autore dimostra che l'evoluzione energetica è un processo di accumulazione e stratificazione.
Attraverso un'analisi rigorosa dei flussi materiali, Fressoz evidenzia la profonda simbiosi tra le diverse fonti: il carbone non ha sostituito il legno, ma ne ha intensificato il consumo per le armature minerarie; allo stesso modo, l'era del petrolio poggia su infrastrutture in acciaio che dipendono dal carbone. L'opera critica la visione stadiale della storiografia tradizionale, rea di aver privilegiato le quote relative dei mix energetici ignorando l'inarrestabile crescita dei valori assoluti di consumo.
Fressoz rintraccia le origini del termine "transizione" nella futurologia atomica degli anni '70, svelandone la natura di "procrastinazione tecnologica" volta a rassicurare il capitale sulla compatibilità tra crescita economica e limiti ambientali. Il saggio conclude che la crisi climatica non richiede nuove promesse tecnologiche, ma una drastica "amputazione energetica". Molto ben accolto dalla critica internazionale, il volume rappresenta un pregevole contributo per il dibattito sulla decarbonizzazione e la storia dell'Antropocene.
La corsa all’oro dell’Ottocento si è trasformata, nel XXI secolo, in una sfida silenziosa per il controllo di 17 elementi chimici dai nomi esotici: le Terre Rare. Come documentano Paolo Gila e Maurizio Mazziero nel loro ultimo saggio, questi materiali sono diventati il fulcro della nuova rivoluzione industriale, indispensabili per l'elettronica, la difesa e la transizione energetica globale.
Il cuore del potere oggi batte a Pechino, che detiene un monopolio quasi assoluto non solo sull'estrazione, ma soprattutto sulla complessa e inquinante raffinazione dei lantanidi. Questa egemonia preoccupa Washington e Bruxelles: l’interesse di Donald Trump per l’acquisto della Groenlandia o gli accordi strategici con l'Ucraina di Zelensky sono mosse di un "risiko" globale volto a spezzare la dipendenza dalla Cina. Se l’Europa arranca, concentrandosi sul riciclo e sulla mappatura di vecchi giacimenti, il settore finanziario corre già veloce, veicolando ingenti capitali verso i fondi che investono nelle aziende minerarie. Secondo Gila e Mazziero, la nostra futura ricchezza dipenderà dalla consapevolezza con cui affronteremo questa nuova frontiera economica e politica.
Tuttavia, dove le mappe geopolitiche vedono asset strategici, il volume curato, tra gli altri, da Thierry Rodon ci ricorda che esistono territori e comunità che subiscono l'impatto fisico delle miniere. La corsa globale ai minerali per la green economy sta accelerando le attività estrattive in aree fragili, spesso abitate da popolazioni indigene in Canada, Australia e Scandinavia. Questa raccolta di saggi introduce il concetto di "mining encounters" (incontri minerari), analizzando come le comunità locali esercitino la propria agenzia per non essere ridotte a semplici "paesaggi sacrificali" in nome del progresso globale. Tra la necessità di garantire forniture costanti per l'Occidente e la lotta per il consenso libero e informato (FPIC) dei popoli originari, si gioca la vera partita della sostenibilità sociale del nostro secolo.
Questo saggio di J. Michael Cole identifica nello Stretto di Taiwan il principale punto di attrito di una nuova Guerra Fredda, descrivendolo come una polveriera capace di innescare una conflagrazione globale. Cole, analista con un passato nell'intelligence canadese, documenta il passaggio di Taipei da una difesa passiva a una postura di "counter-force". Tale strategia mira a colpire infrastrutture logistiche sul territorio continentale non per scopi offensivi, ma per rafforzare la funzione di deterrenza, rendendo il costo di un'eventuale aggressione militare proibitivo per i calcoli strategici di Pechino.
L'autore descrive la centralità dell'isola per le catene del valore internazionali e la sicurezza tecnologica, sottolineando come un conflitto provocherebbe shock catastrofici sui mercati mondiali. Esamina infine la "guerra cognitiva" e la resilienza della società civile, considerata un "firewall democratico" contro i tentativi di annessione forzata da parte della Cina.
J. Michael Cole, già consulente della Thinking Taiwan Foundation e ricercatore presso il Global Taiwan Institute, è una delle voci più autorevoli sulla sicurezza regionale. I suoi numerosi studi e saggi su Taiwan esplorano le dinamiche di difesa asimmetrica, la geopolitica del Pacifico e le strategie di contrasto alle influenze autoritarie. (25 maggio 2026)
Altro recente volume sullo stesso argomento (ma il punto di vista è quello delle relazioni USA-Cina). Disponibile in formato elettronico, accesso con credenziali Unibo.
Lo sport trascende ormai la dimensione della "festosa intermittenza rituale" per imporsi come un sofisticato instrumentum regni nelle dinamiche globali contemporanee. L’autore di questo volume, Moris Gasparri, decostruisce il mito della neutralità agonistica svelando la nascita di nuove "ideologie politiche dello sport", attraverso cui potenze come Cina, India e Arabia Saudita proiettano la propria influenza economica e tecnologica.
Cardine di questa trasformazione è il populismo sportivo: la capacità del gioco di mobilitare sentimenti identitari per instaurare un rapporto diretto tra leader e masse, aggirando le mediazioni rappresentative. Se nelle democrazie di Trump e Modi lo sport esalta il comando carismatico, nelle autocrazie orientali esso si configura come un’arena di partecipazione pubblica controllata, offrendo uno spazio di espressione non contundente per l'autorità costituita.
Il saggio offre una prospettiva cruciale per interpretare il netto spostamento dell’asse egemonico verso Oriente, dove il calcio e le discipline digitali divengono territori di conquista finanziaria. È la narrazione di quella "partita del potere" in cui il controllo dell'entertainment definisce i nuovi standard della legittimazione politica e della sovranità globale.
Sono davvero molti i volumi, arrivati in biblioteca nelle ultime settimane, che hanno per argomento il management delle persone e delle organizzazioni. I due titoli che proponiamo condividono una prospettiva centrata sulla persona come fattore strutturale dei processi organizzativi. Leadership e welfare vi sono letti non come funzioni accessorie, ma come dispositivi di governo dell’impresa capaci di incidere sulla sostenibilità, sulla competitività e sulla qualità delle relazioni di lavoro. In entrambi i casi, la valorizzazione del capitale umano è affrontata attraverso modelli operativi e riflessioni sistemiche, con un’attenzione costante all’allineamento tra risultati economici, benessere organizzativo e responsabilità sociale.
In queste pagine il capitale umano è analizzato come risorsa strategica non contabilizzata, determinante per la competitività e la tenuta organizzativa nel medio-lungo periodo. Tonizzo propone una concezione dell’impresa come sistema relazionale, in cui la leadership agisce come leva di integrazione tra performance, identità e apprendimento collettivo. La struttura si articola in una prima parte basata su interviste a imprenditori e manager e in una seconda dedicata a strumenti di sviluppo delle competenze manageriali. I temi trattati includono comunicazione organizzativa, gestione dello stress, work-life balance, employer branding e sviluppo delle soft skill. Particolare rilievo è attribuito al rapporto tra tecnologie emergenti e competenze umane: l’Intelligenza Artificiale è considerata un fattore abilitante, utile a potenziare creatività, decisione e collaborazione, senza sostituirne la dimensione umana.
Il libro affronta il welfare aziendale come strumento di governance organizzativa e di innovazione sociale, superando una visione riduttiva basata su benefit e agevolazioni. Pillera propone un modello operativo che integra dimensione giuridica, organizzativa e relazionale, fondato sull’analisi dei bisogni reali delle persone.
Attraverso tredici casi tratti dall’esperienza professionale dell’autore, il volume combina narrazione, lettura organizzativa e approfondimenti normativi. I temi esplorati includono inclusione, disabilità, smart working, diritto alla disconnessione e gestione delle fragilità. Centrale è la ridefinizione del ruolo della consulenza del lavoro, intesa come funzione pluridimensionale capace di leggere i contesti, facilitare processi equi e supportare decisioni sostenibili. Il testo dimostra come politiche di welfare strutturate incidano positivamente su benessere, produttività e coesione interna, offrendo un contributo rilevante al dibattito accademico su lavoro, organizzazione e sostenibilità. (11 maggio 2026)
Quattro volumi di recente pubblicazione offrono una lettura critica della storia economica moderna e contemporanea, mostrando come il capitalismo non si sviluppi solo grazie a mercato e innovazione, ma sia storicamente intrecciato a rendita, violenza e rapporti di potere su scala globale.
L’utopia neoliberale di una crescita illimitata è tramontata, ma il capitalismo si è riorganizzato in una forma ricorrente nelle epoche segnate dalla percezione di un mondo finito. Arnaud Orain definisce questo assetto “capitalismo della finitudine”, caratterizzato da appropriazione rapida delle risorse, rendite monopolistiche, militarizzazione degli spazi e potere crescente delle grandi imprese. L’autore ne ricostruisce l’emergere in tre fasi storiche, dal XVI secolo a oggi, offrendo una nuova chiave di lettura del presente.
Costa ricostruisce la storia intellettuale e sociale della rendita, mettendola al centro dell’origine storica del capitalismo europeo. Contro l’idea che le rendite siano solo distorsioni eliminabili il libro mostra come, al contrario, costituiscano un motore strutturale dell’accumulazione. L’autore ricostruisce anche le tradizioni critiche e le forme storiche di resistenza alla rendita, intervenendo nel dibattito sulle origini e il futuro del capitalismo.
Beth Robinson propone una storia globale degli sweatshop nel Novecento, mostrando come la produzione a basso costo si sia fondata su sfruttamento e violenza strutturale. Il libro ricostruisce al tempo stesso il ruolo di sindacati, campagne di boicottaggio e reti di solidarietà transnazionale nel tentativo di limitare, senza superarlo, l’ordine del capitalismo industriale.
Il saggio analizza la nascita del capitalismo militare‑industriale statunitense, concentrandosi sulla guerra di Corea. Mostra come i contratti militari abbiano plasmato produzioni civili e servizi, contribuendo sia all’ascesa delle multinazionali sudcoreane sia alla trasformazione del capitalismo globale guidato dagli Stati Uniti. (27 aprile 2026)
Un volume curato da Chiara Bonaiuti, Achille Lodovisi e Roberto Antonio Romano analizza la trasformazione del settore militare in un mercato monopsonico, in cui lo Stato—unico acquirente—orienta la domanda e favorisce un nuovo “capitalismo della sicurezza”. In questo contesto, la funzione pubblica della difesa si intreccia con logiche speculative e con il crescente peso di grandi fondi statunitensi come BlackRock, State Street e Vanguard, ormai centrali nelle industrie belliche europee.
Il libro documenta obiettivi senza precedenti, come l’impegno NATO a destinare fino al 5% del PIL a difesa e sicurezza entro il 2035, una soglia che per l’Italia significherebbe quasi 100 miliardi di euro annui. A questi investimenti, tuttavia, non corrisponde un reale aumento di efficienza: la frammentazione industriale europea, i forti rincari di programmi come l’F‑35 e l’aumento dei costi energetici rivelano un sistema strutturalmente squilibrato.
Ampio spazio è dedicato anche agli impatti sociali e ambientali. Il settore militare, responsabile di una quota significativa delle emissioni globali, beneficia di deroghe ambientali, mentre studi basati sul modello Input‑Output mostrano che investimenti in sanità e istruzione generano più occupazione rispetto alla spesa in armamenti.
Attraverso contributi di studiosi come Riccardo Alcaro e Gianni Alioti, il volume richiama l’Articolo 11 della Costituzione e l’eredità di Don Milani, mettendo in guardia dal rischio di un “assegno in bianco” all’industria bellica. L’obiettivo è quello di promuovere una consapevolezza critica e una formazione alla pace che rendano possibile immaginare alternative concrete a un modello di sviluppo militarizzato. (17 aprile 2026)
La biblioteca si arricchisce di volumi di recente pubblicazione che analizzano le applicazioni dell'IA in ambiti come marketing, arte, risorse umane e neuroscienze. Un’opportunità per approfondire il ruolo crescente di questa tecnologia nella società e nel mondo del lavoro.
Un libro che mostra come l'artigianato italiano possa non solo sopravvivere, ma prosperare nell'era digitale.
Gli autori analizzano il ruolo dei chatbot, definiti “macchine da conversazione” alimentate dall’intelligenza artificiale generativa, come ChatGPT e DeepSeek. Riflettono sulla loro capacità di generare testi significativi e su come il loro dialogo possa ridefinire la concezione tradizionale dell’essere umano come pensatore.
Chi è l'autore di un'opera realizzata con l'ausilio di un'AI? Cos'è un'opera nell'era dell'intelligenza artificiale? Viene proposta una nuova identità creativa che fonde le competenze umane con le potenzialità delle AI generative, ridefinendo il processo artistico.
L'AI generativa è un vero collaboratore che automatizza compiti operativi e supporta decisioni strategiche, trasformando il modo in cui lavoriamo e gestiamo la leadership. Questa guida esplora 35 utilizzi pratici per sfruttarne appieno il potenziale.
La Generative AI sta rivoluzionando il marketing, migliorando la personalizzazione, la creazione di contenuti e l'interazione con i clienti. Gli autori descrivono la sua evoluzione, le applicazioni pratiche e il ruolo della scienza dei dati nella trasformazione delle strategie di comunicazione.
L’IA sta trasformando il mercato dell’arte, influenzando autenticazione, valutazione e promozione delle opere, oltre a favorire trasparenza e nuove esperienze immersive. Questo libro esplora il suo impatto, le sfide etiche e il futuro dell’interazione tra arte e tecnologia.
La domanda oggi è cambiata: non è più se le macchine possono essere intelligenti, ma se possono eguagliarci e superarci. Dopo «La scorciatoia» e «Machina sapiens» il terzo episodio dell'avvincente trilogia sulla nuova era delle macchine pensanti.
Una guida completa per integrare l’IA nella gestione delle risorse umane, esplorando opportunità, sfide e strategie per una trasformazione digitale consapevole ed etica.
Il volume invita a una riflessione equilibrata sull’IA, evitando estremismi e promuovendo valori come uguaglianza, inclusività e sostenibilità per una tecnologia al servizio della società.
Uno studio sul convergent marketing, approccio che combina IA, automazione e contenuti multimediali per creare interazioni dinamiche tra brand e consumatori, guidando strategie digitali innovative.
Un libro che aiuta a integrare l’intelligenza artificiale nella scrittura per il marketing, ispirando argomenti, spunti narrativi e parole pertinenti al target e agli obiettivi della comunicazione.
L’AI rivoluziona le risorse umane, migliorando equità, efficienza e benessere lavorativo, ma richiede un uso responsabile per bilanciare automazione e gestione umana.
L’evoluzione del cervello umano viene raccontata attraverso cinque svolte chiave, collegandole ai progressi dell’IA per svelare le radici dell’intelligenza e del pensiero.
Una selezione delle ultime pubblicazioni sul tema del lavoro disponibili in biblioteca
Nicola Acocella indaga i fenomeni della disoccupazione ciclica, il persistente divario tra Nord e Sud, le disparità di genere e il fenomeno dei giovani NEET. Con un approccio rigoroso, si esplorano le politiche attuate, le inefficienze strutturali e le risposte alla globalizzazione e alle crisi economiche.
Dal pensiero della differenza all’analisi intersezionale, questo libro propone una rilettura critica degli strumenti giuridici e delle politiche pubbliche che mirano a promuovere il lavoro delle donne, per comprendere dove si annidano le radici redistributive delle diseguaglianze di genere e valutarne le azioni di contrasto.
Cosa succede alle donne che lavorano in un paese che fatica a conciliare una cultura tradizionalista con le esigenze di un’economia globalizzata? In questo vivido ritratto della società egiziana, Leslie T. Chang segue l’esperienza di tre donne che con tenacia e perseveranza vivono e lavorano in un contesto che spesso ne ostacola i progressi esistenziali e professionali.
Questioning the received wisdom that work is good for you, that you are what you do and that 'any job is a good job', Post-work offers a new challenge to the work-centred society. This timely book provides a vital introduction to the post-work debate - one of the most exciting political and theoretical currents of recent years.
Reclutare manodopera allo scopo di destinarla al lavoro presso terzi in condizioni di sfruttamento. È questo, in termini di legge, il caporalato. Una parola che sembra riportare indietro le lancette dei diritti dei lavoratori. In particolare, quando tra le sue pieghe, a fianco di interessi leciti, operano e prosperano attori illegali, le organizzazioni criminali in primis.
The author discusses how the American perception of work has evolved over the 20th century, with a growing emphasis on entrepreneurship, initiative, and self-realization, rather than just reliable job performance. This entrepreneurial work ethic has become deeply ingrained in American culture, even as economic insecurity and inequality have increased. The book explores the origins and impact of this shift, tracing it from late 19th-century success literature to the modern gig economy.
Nella nostra ricerca del graal per ottimizzare la produttività con tecnologie intelligenti come l’IA e i robot, stiamo separando i lavoratori junior dagli esperti nei luoghi di lavoro di tutto il mondo. Si tratta di un problema incombente dall’impatto enorme che pochi stanno affrontando veramente.
Sono trent'anni che i redditi dei lavoratori italiani non crescono. Un'anomalia assoluta tra le economie avanzante con caratteri quasi strutturali e conseguenze negative sul piano economico e sociale. Una questione che riguarda il lavoro povero ma anche la fascia medio alta, quella su cui incombe il grosso del carico fiscale che sostiene il nostro welfare state.
Acclamato da CNBC come uno dei «top 5 libri di saggistica sul lavoro che tutti dovrebbero leggere», il libro è un appello all’azione, che mostra come condurre il cambiamento da dovunque ci si trovi può trasformare la nostra carriera, la comunità e persino il mondo intero.
In Italia sono circa tre milioni i lavoratori invisibili, poveri, irregolari, quelli che pur lavorando non riescono a portare a casa uno stipendio sufficiente a condurre un’esistenza libera e dignitosa, quelli che non godono di alcuna tutela e non possono far valere i loro diritti.
Il lavoro domestico come lavoro non pagato della casalinga [...] è una forma specifica di sfruttamento connessa ai processi di valorizzazione del capitale, che vede i suoi inizi tra il xvii e il xviii secolo per poi svilupparsi negli anni successivi alla rivoluzione industriale.
Lo Stato deve cessare di operare come presidio del corretto funzionamento del mercato e affermarsi come difensore della società dal mercato. L’Italia è l’ottavo Paese più ricco del mondo, ma anche il Paese dove un lavoratore su quattro è povero e uno su tre vulnerabile, ovvero condannato alla povertà in caso di evento inaspettato.
Questo breve libro contiene due capitoli su un tema molto discusso che suscita sia visioni distopiche che previsioni ottimistiche: che impatto avrà l’Intelligenza Artificiale sulla quantità e qualità del lavoro.
«Dall’inizio del nuovo secolo, in Italia si è alimentata un’illusione: quella di essere diretti verso la piena occupazione. Si tratta, appunto, di un inganno. Se si analizzano i numeri, emergono una realtà diversa e una tendenza opposta: in questi anni si è assistito nel nostro paese a una rapida crescita non di un’occupazione dotata di stabilità e tutele, ma della sottoccupazione, con forme e tipi di lavoro frammentato e vulnerabile. Una sottoutilizzazione delle persone in ore, istruzione e competenze».
In Italia, i giovani sono una risorsa preziosa ma sempre più scarsa. In numero sempre minore e spinti a emigrare all’estero in cerca di migliori opportunità, sono spesso vittime di stereotipi incapaci di cogliere le dinamiche che li caratterizzano.
In biblioteca i volumi finalisti di un premio assegnato annualmente al miglior libro di business. Istituito nel 2005, è considerato uno dei più prestigiosi riconoscimenti nel campo della letteratura economica e aziendale. L'ultima edizione è stata vinta da "Supremacy: AI, ChatGPT and the Race That Will Change the World", di Parmy Olson.
From award-winning journalist Parmy Olson, Supremacy is the astonishing, untold, behind-the-scenes story of the battle between two AI companies, their struggles to use their tech for good, and the dangerous direction that they’re now going in.
"Original and thought-provoking... A brilliantly erudite account of the major waves in the theory and practice of management" (Financial Times)
A revelatory, paradigm-shifting work from a renowned Columbia professor and “one of the great social and cultural psychologists” (Amy Cuddy) that demystifies our tribal instincts and shows us how to use them to create positive change.
"A compelling examination of the socio-economic consequences of humans living longer lives (...) important and timely" (Financial Times)
A riveting inside look at an elite unit within the Pentagon—the Defense Innovation Unit, also known as Unit X—whose mission is to bring Silicon Valley’s cutting-edge technology to America’s military: from the two men who launched the unit.