Novità in biblioteca
Pubblicato il 11 maggio 2026
Rassegna delle copertine dei titoli acquisiti dalla biblioteca nel corso del mese, con una sintetica descrizione del contenuto di ogni volume e il codice per visualizzarne la descrizione in catalogo e la collocazione sullo scaffale.
Sono davvero molti i volumi, arrivati in biblioteca nelle ultime settimane, che hanno per argomento il management delle persone e delle organizzazioni. I due titoli che proponiamo condividono una prospettiva centrata sulla persona come fattore strutturale dei processi organizzativi. Leadership e welfare vi sono letti non come funzioni accessorie, ma come dispositivi di governo dell’impresa capaci di incidere sulla sostenibilità, sulla competitività e sulla qualità delle relazioni di lavoro. In entrambi i casi, la valorizzazione del capitale umano è affrontata attraverso modelli operativi e riflessioni sistemiche, con un’attenzione costante all’allineamento tra risultati economici, benessere organizzativo e responsabilità sociale.
In queste pagine il capitale umano è analizzato come risorsa strategica non contabilizzata, determinante per la competitività e la tenuta organizzativa nel medio-lungo periodo. Tonizzo propone una concezione dell’impresa come sistema relazionale, in cui la leadership agisce come leva di integrazione tra performance, identità e apprendimento collettivo. La struttura si articola in una prima parte basata su interviste a imprenditori e manager e in una seconda dedicata a strumenti di sviluppo delle competenze manageriali. I temi trattati includono comunicazione organizzativa, gestione dello stress, work-life balance, employer branding e sviluppo delle soft skill. Particolare rilievo è attribuito al rapporto tra tecnologie emergenti e competenze umane: l’Intelligenza Artificiale è considerata un fattore abilitante, utile a potenziare creatività, decisione e collaborazione, senza sostituirne la dimensione umana.
Il libro affronta il welfare aziendale come strumento di governance organizzativa e di innovazione sociale, superando una visione riduttiva basata su benefit e agevolazioni. Pillera propone un modello operativo che integra dimensione giuridica, organizzativa e relazionale, fondato sull’analisi dei bisogni reali delle persone.
Attraverso tredici casi tratti dall’esperienza professionale dell’autore, il volume combina narrazione, lettura organizzativa e approfondimenti normativi. I temi esplorati includono inclusione, disabilità, smart working, diritto alla disconnessione e gestione delle fragilità. Centrale è la ridefinizione del ruolo della consulenza del lavoro, intesa come funzione pluridimensionale capace di leggere i contesti, facilitare processi equi e supportare decisioni sostenibili. Il testo dimostra come politiche di welfare strutturate incidano positivamente su benessere, produttività e coesione interna, offrendo un contributo rilevante al dibattito accademico su lavoro, organizzazione e sostenibilità. (11 maggio 2026)
Quattro volumi di recente pubblicazione offrono una lettura critica della storia economica moderna e contemporanea, mostrando come il capitalismo non si sviluppi solo grazie a mercato e innovazione, ma sia storicamente intrecciato a rendita, violenza e rapporti di potere su scala globale.
L’utopia neoliberale di una crescita illimitata è tramontata, ma il capitalismo si è riorganizzato in una forma ricorrente nelle epoche segnate dalla percezione di un mondo finito. Arnaud Orain definisce questo assetto “capitalismo della finitudine”, caratterizzato da appropriazione rapida delle risorse, rendite monopolistiche, militarizzazione degli spazi e potere crescente delle grandi imprese. L’autore ne ricostruisce l’emergere in tre fasi storiche, dal XVI secolo a oggi, offrendo una nuova chiave di lettura del presente.
Costa ricostruisce la storia intellettuale e sociale della rendita, mettendola al centro dell’origine storica del capitalismo europeo. Contro l’idea che le rendite siano solo distorsioni eliminabili il libro mostra come, al contrario, costituiscano un motore strutturale dell’accumulazione. L’autore ricostruisce anche le tradizioni critiche e le forme storiche di resistenza alla rendita, intervenendo nel dibattito sulle origini e il futuro del capitalismo.
Beth Robinson propone una storia globale degli sweatshop nel Novecento, mostrando come la produzione a basso costo si sia fondata su sfruttamento e violenza strutturale. Il libro ricostruisce al tempo stesso il ruolo di sindacati, campagne di boicottaggio e reti di solidarietà transnazionale nel tentativo di limitare, senza superarlo, l’ordine del capitalismo industriale.
Il saggio analizza la nascita del capitalismo militare‑industriale statunitense, concentrandosi sulla guerra di Corea. Mostra come i contratti militari abbiano plasmato produzioni civili e servizi, contribuendo sia all’ascesa delle multinazionali sudcoreane sia alla trasformazione del capitalismo globale guidato dagli Stati Uniti. (27 aprile 2026)
Un volume curato da Chiara Bonaiuti, Achille Lodovisi e Roberto Antonio Romano analizza la trasformazione del settore militare in un mercato monopsonico, in cui lo Stato—unico acquirente—orienta la domanda e favorisce un nuovo “capitalismo della sicurezza”. In questo contesto, la funzione pubblica della difesa si intreccia con logiche speculative e con il crescente peso di grandi fondi statunitensi come BlackRock, State Street e Vanguard, ormai centrali nelle industrie belliche europee.
Il libro documenta obiettivi senza precedenti, come l’impegno NATO a destinare fino al 5% del PIL a difesa e sicurezza entro il 2035, una soglia che per l’Italia significherebbe quasi 100 miliardi di euro annui. A questi investimenti, tuttavia, non corrisponde un reale aumento di efficienza: la frammentazione industriale europea, i forti rincari di programmi come l’F‑35 e l’aumento dei costi energetici rivelano un sistema strutturalmente squilibrato.
Ampio spazio è dedicato anche agli impatti sociali e ambientali. Il settore militare, responsabile di una quota significativa delle emissioni globali, beneficia di deroghe ambientali, mentre studi basati sul modello Input‑Output mostrano che investimenti in sanità e istruzione generano più occupazione rispetto alla spesa in armamenti.
Attraverso contributi di studiosi come Riccardo Alcaro e Gianni Alioti, il volume richiama l’Articolo 11 della Costituzione e l’eredità di Don Milani, mettendo in guardia dal rischio di un “assegno in bianco” all’industria bellica. L’obiettivo è quello di promuovere una consapevolezza critica e una formazione alla pace che rendano possibile immaginare alternative concrete a un modello di sviluppo militarizzato. (17 aprile 2026)
Nel suo saggio "Empatia artificiale: come ci innamoreremo delle macchine e perché non saremo ricambiati", Massimo Canducci analizza il superamento dei rigidi comandi vocali del passato per descrivere l'ascesa di interfacce capaci di simulare una comprensione così profonda da generare l'illusione di una connessione emotiva reciproca. Questi sistemi evoluti hanno raggiunto un livello di sofisticazione tale da farci dimenticare, anche solo momentaneamente, che stiamo interagendo con un semplice codice algoritmico e non con un essere senziente. Il libro documenta casi limite già celebri — come quello dell’uomo giapponese che ha "sposato" l'ologramma Hatsune Miku o quello dei milioni di cinesi che condividono gioie e speranze con il chatbot XiaoIce — ma analizza anche frontiere più concrete: dai robot terapeutici PARO, che alleviano la solitudine dei malati di demenza, ai tutor virtuali che ottimizzano l’apprendimento scolastico grazie a una pazienza illimitata. Il punto cardine resta questa asimmetria: nutriamo sentimenti reali verso macchine capaci solo di simularli, instaurando un legame affettivo che, tecnicamente, è soltanto un raffinatissimo calcolo di probabilità statistica. Ma come evitare di diventare "eterodiretti" da macchine che modellano la nostra percezione della realtà? Massimo Chiriatti, nella prefazione, richiama la lezione di Al-Khwārizmī: se all'uomo togliamo l’etica, il suo valore decade a zero. Il rischio non è solo l'amplificazione dei pregiudizi, ma la creazione di "profezie autoavveranti" scritte dai codici invece che dalla volontà collettiva. Piuttosto che cedere a un vago pessimismo, Canducci propone una strategia per il futuro. Esplora le frontiere delle interfacce neurali e dei sensori biometrici, suggerendo una necessaria evoluzione delle Leggi della Robotica di Isaac Asimov, ricalibrate specificamente per governare questa nuova intimità digitale. L’obiettivo è mantenere l’essere umano nel ruolo di "arbitro supremo", l'unico supervisore in grado di dare valore etico all’output tecnologico. La sfida, dunque, non è fermare l’IA, ma trasformare il dibattito tecnico in una conversazione multidisciplinare che coinvolga filosofi e sociologi: solo così queste "macchine del cuore" potranno diventare strumenti per potenziare, e non sostituire, la nostra capacità di restare umani. (8 aprile 2025)
“The elements of power” di Nicolas Niarchos è un’indagine vivida e necessaria che denuncia i reali costi umani e ambientali celati dietro la catena di approvvigionamento delle batterie al litio. Mentre il mercato globale promuove il veicolo elettrico con un senso di promessa messianica, come soluzione definitiva al cambiamento climatico, l'autore squarcia il velo che occulta la "filiera più sporca della Terra". E in tal modo rivela il paradosso di un'industria "pulita" che, pur puntando alla transizione energetica, poggia su una realtà di sfruttamento umano e di devastazione ecologica.
Uno degli spazi di questo drammatico racconto è la Repubblica Democratica del Congo, definita l'“Arabia Saudita del cobalto”. Niarchos documenta come in questo paese la ricerca di minerali critici per le batterie agli ioni di litio ricalchi le dinamiche del passato coloniale: se un tempo il Congo veniva saccheggiato per l'avorio e la gomma, oggi sono il cobalto e il rame ad alimentare una nuova forma di oppressione. Niarchos ci introduce così alla conoscenza dei "creuseurs", minatori improvvisati che rischiano la vita in tunnel precari, spesso senza scarpe o caschi, per estrarre rocce preziose che finiranno nei nostri smartphone e nelle auto.
Lo studio non si limita al Congo, ma percorre un itinerario mondiale che tocca l'Indonesia, il Giappone e la Cina. Proprio la Cina emerge come il dominatore assoluto di questo ecosistema, avendo investito capitali e visione strategica per controllare le miniere e la raffinazione, mentre l'Occidente arranca in una posizione di pericolosa dipendenza.
Frutto di quattro anni di ricerche, l'opera è un reportage coraggioso. Niarchos è stato persino arrestato in Congo con l'accusa di spionaggio mentre cercava di fare luce sugli aspetti più oscuri di questo commercio. Nonostante alcuni critici descrivano la narrazione come talvolta frammentaria, il valore del libro risiede proprio nella sua capacità di connettere punti distanti del globo. È il caso del legame che intercorre tra la domanda di fosfati e i suicidi dei contadini in India.
In conclusione, il volume di Niarchos non è un manifesto contro la transizione energetica, che l'autore considera anzi indispensabile per raggiungere gli obiettivi climatici globali. Il suo è semmai un attacco alla "moralità spostata", alla tendenza dei paesi ricchi a ripulire le proprie città delegando altrove catastrofi ambientali e abusi dei diritti umani. Attraverso immagini brutali, come quella dei corpi dei minatori sepolti in fretta in fosse comuni per nascondere le prove dei crolli, Niarchos dimostra come la sofferenza umana sia diventata un prezzo accettato, seppur invisibile, per il nostro progresso green. (26 marzo 2026)
Due saggi italiani di recente pubblicazione offrono un'analisi critica del legame inscindibile tra potere algoritmico, economia globale e nuovi scenari bellici.
In "Imperialismo digitale", uscito per Laterza nella collana “Anticorpi”, Dario Guarascio interpreta la digitalizzazione come forma storica del capitalismo contemporaneo. Al centro della sua analisi vi è la nascita del "complesso militare-digitale", un'evoluzione del tradizionale apparato industriale-militare in cui le Big Tech (come Alphabet, Microsoft, Amazon e Palantir) sono diventate fornitori indispensabili per la sorveglianza e la difesa degli Stati. L'autore documenta una significativa inversione del concetto di "dual use": non sono più solo le scoperte militari a ricadere nel civile, ma le tecnologie nate per scopi civili (cloud, IA, big data) che vengono rimodellate per fini bellici e di controllo geopolitico. Il volume confronta minuziosamente il modello statunitense con quello cinese, dove colossi come Huawei e le BAT (Baidu, Alibaba, Tencent) operano in una "fusione civile-militare" guidata dal Partito-Stato, evidenziando come l'Europa appaia attualmente relegata a un ruolo marginale e prevalentemente regolatorio.
Michele Mezza affronta, nel volume edito da Dozelli “Guerre in codice”, il tema della guerra ibrida, una forma di conflitto che mira a "resettare" la democrazia interferendo direttamente sull'opinione pubblica attraverso il controllo algoritmico. Il fulcro del saggio è il cosiddetto "Peter Thiel's switch": una strategia, ispirata dal fondatore di Palantir, in cui la tecnologia ambisce a governare direttamente, riducendo la politica e le istituzioni a meri comprimari comunicativi. Mezza descrive l'ascesa di una tecnodestra che utilizza il capitale semantico e la manipolazione dei linguaggi per controllare il senso comune. In questo scenario, il giornalismo rischia di trasformarsi in una categoria della logistica militare. Tuttavia, l'autore indica una possibile resistenza: i professionisti dell'informazione devono diventare "addestratori" consapevoli delle proprie IA per promuovere una "democrazia epistemologica" che non resti suddita degli algoritmi proprietari
Entrambi i volumi delineano un presente cupo in cui la sovranità e la libertà sono ridefinite dal dominio dei codici e delle infrastrutture digitali. (17 marzo 2026)
C’è un filo rosso che unisce "Escape from Capitalism" di Clara E. Mattei e "Marx’s Theory of Value at the Frontiers" di Güney Işıkara e Patrick Mokre: l’idea che il capitalismo non vada letto come un dato naturale, bensì come un progetto politico che si rinnova proprio quando sembra sul punto di crollare. Entrambi i volumi mettono in luce il fatto che le categorie economiche con cui interpretiamo il mondo – valore, prezzo, debito, produttività – non sono affatto strumenti neutri: nascono dentro rapporti di potere e contribuiscono a consolidarli.
Mattei ci accompagna attraverso un percorso che smonta le liturgie dell’economia mainstream. Per l’autrice, molte teorie economiche che si presentano come scientifiche sono in realtà strumenti di disciplina sociale: servono a trasformare scelte politiche controverse in decisioni che sembrano tecnicamente obbligate, quasi fossero l’unico esito possibile. Il suo libro è una chiamata a rompere l’incantesimo, a vedere la politica dove l’economia pretende di offrire numeri neutri. È un testo che si divora come un pamphlet, ma con l’apparato teorico di un saggio di alto livello.
Accanto, "Marx’s Theory of Value at the Frontiers" offre il contrappunto ideale. Işıkara e Mokre riportano il concetto marxiano di “valore” al centro dei dibattiti odierni, illustrandone il funzionamento nei punti in cui il capitalismo spinge oltre i suoi limiti: dalla crisi ecologica alle economie periferiche, fino alle nuove modalità di estrazione del valore — materiali, digitali e sociali — che trasformano risorse, dati e relazioni in profitto. In questa prospettiva, il valore non appare come una variabile tecnica, ma come la grammatica dello sfruttamento e dell’imperialismo, anche quando assume forme più moderne, dalla logistica globale alla green economy.
Considerati insieme, i due libri diventano un unico laboratorio critico: Mattei illumina le strategie retoriche del capitalismo, Işıkara e Mokre ne sezionano l’anatomia profonda. Il risultato è un doppio sguardo complementare: politico e teorico, militante e analitico. Perfetto per chi voglia capire non “come funziona” l’economia, ma come funziona il potere quando si traveste da economia. (10 marzo 2026)
Sander van der Linden, stimato professore di psicologia sociale a Cambridge, affronta in “Foolproof” la sfida della disinformazione trattandola come un'infezione virale che richiede una protezione preventiva. Il cuore dell'opera risiede nel concetto di "inoculazione psicologica" o prebunking, una tecnica che mira a rafforzare le difese cognitive esponendo le persone a versioni indebolite delle tattiche manipolatorie prima che l'infezione avvenga. Attraverso strumenti interattivi come il gioco online Bad News e acronimi efficaci quali CONSPIRE, per la mentalità complottista, e DEPICT, per i sei gradi della manipolazione, l'autore svela i meccanismi della disinformazione offrendo ai lettori una cassetta degli attrezzi per proteggere se stessi e i propri circoli sociali.
Il volume ha suscitato un vivace dibattito critico, specialmente riguardo all'analogia medica fondamentale. Alcuni esperti sostengono che descrivere i pregiudizi come "virus della mente" sia fuorviante, poiché la disinformazione non è sempre un contagio subito passivamente. Al contrario, gli esseri umani sono spesso guidati da ragionamenti motivati e cercano attivamente contenuti che confermino i propri desideri; in quest'ottica, le “camere d'eco digitali” rappresentano spazi digitali alimentati dalla volontà degli utenti di circondarsi di idee simili alle proprie, piuttosto che zone di contagio epidemico.
Si osserva inoltre che l'etichetta di "inoculazione" potrebbe non offrire reali intuizioni scientifiche aggiuntive rispetto a risultati psicologici già consolidati, definendo l'analogia con i vaccini non del tutto appropriata per descrivere semplici avvertimenti logici. Ulteriori riserve riguardano la tendenza del libro a dipingere il pubblico come una vittima del tutto innocente, sollevando da responsabilità i gruppi che creano attivamente falsità, e il rischio che gli interventi suggeriti possano apparire paternalistici e minare la fiducia. Nonostante questi rilievi, “Foolproof” resta un punto d'ingresso eccellente e un manuale essenziale per comprendere le vulnerabilità cognitive dell'attuale era digitale. (2 marzo 2026)
Che cosa intendiamo, davvero, quando parliamo di “transizione ecologica”? Cinque libri arrivati di recente in biblioteca aiutano a ricomporre il disegno.
“A just transition for all”, di Mijin Cha, pone il tema più scomodo e, forse, il più urgente: come cambiare senza sacrificare i più fragili? La risposta richiama una grammatica antica – equità, partecipazione, diritti – e ci ricorda che la riconversione energetica non è un affare di tecnici, ma una vicenda collettiva. Senza consenso, senza tutele, nessuna transizione durerà.
Poi c’è la nostra parte di responsabilità. “Terrible beauty” di Auden Schendler indaga la “complicità” che abita le buone intenzioni: imprese virtuose, cittadini attenti, istituzioni operative – e tuttavia il conto delle emissioni cresce. Dov’è l’ingorgo? Nelle contraddizioni del quotidiano, in quelle scelte minime che, sommate, deviano la rotta. Schendler non giudica; invita a guardarsi allo specchio. Il linguaggio dell’economia può chiarire, non confondere. “An economist’s guide to environmentalism” di Jordan Lofthouse mette ordine tra incentivi, esternalità, costi sociali. Cifre, sì, ma al servizio della politica. Perché senza strumenti adeguati – carbon pricing, standard credibili, valutazioni d’impatto – le buone intenzioni restano annunci.
E se fosse il denaro – la sua architettura – a orientare la bussola? In “Remaking money for a sustainable future”, Ester Barinaga Martín esplora circuiti monetari alternativi, forme di “commons” finanziari, esperimenti che riallineano valore e beni comuni. Con un’idea forte: cambiare i segnali, per cambiare i comportamenti.
Infine, lo spazio. Le città, i territori, le infrastrutture. “Tools for spatial economic planning” di Gulelat Kebede e Paterson Gauntner offre un atlante operativo: dati, scenari, metodi per tradurre strategie in strade, reti, servizi. La transizione, alla fine, si vede qui: nel quartiere, nella mobilità, nell’uso del suolo.
Messi insieme, questi volumi disegnano una tesi semplice e severa: non esiste sostenibilità senza giustizia; non esiste giustizia senza istituzioni capaci; non esistono istituzioni senza cittadini informati. La transizione è un’opera pubblica. (24 febbraio 2026)
Le notizie che arrivano dallo stabilimento Stellantis di Termoli — reparti ridotti, posti di lavoro in bilico, prospettive tutt’altro che rassicuranti — riportano con forza l’attenzione sul destino industriale del Molise. In un momento in cui il presente sembra sgretolarsi, il volume di Maddalena Chimisso, “La FIAT a Termoli”, diventa un riferimento indispensabile per capire come questa storia sia iniziata e perché continui a pesare sul territorio.
Come ricorda Ilaria Zilli nella prefazione, ciò che avrebbe dovuto rappresentare l’avvio di una riconversione tecnologica – la trasformazione dello stabilimento in gigafactory per batterie elettriche – appare ora come una promessa interrotta, segnata da una “lenta ma inesorabile dismissione”. Chimisso, forte di una ricerca decennale affidata a fonti spesso inedite, torna invece al tempo in cui Termoli era un laboratorio industriale in pieno fervore: la fase “eroica”, tra il 1969 e il 1991, quando nel Mezzogiorno sembrò possibile immaginare un futuro diverso.
Il merito del libro non sta soltanto nella ricostruzione economica, pur rigorosa, di quegli anni. L’autrice intreccia discipline, mette in dialogo storia del lavoro, trasformazioni urbane, scelte architettoniche. Perché l’arrivo della FIAT, nel 1971, non fu soltanto un investimento produttivo: fu un evento culturale, quasi antropologico. Cambiò il volto del Basso Molise, modellando infrastrutture, quartieri, servizi, ma soprattutto abitudini e aspirazioni. La fabbrica divenne, come osserva l’autrice, un autentico “agente di trasformazione territoriale”.
Oggi, mentre il territorio affronta l’onda lunga della deindustrializzazione, il quadro che emerge è chiaro: il passaggio da un’impresa nazionale a un gruppo globale ha ridisegnato priorità e rapporti di forza, rendendo gli stabilimenti periferici sempre più vulnerabili alle oscillazioni del mercato. La situazione di questi mesi a Termoli lo dimostra con evidenza, segnando una fragilità che non è più episodica ma parte integrante del panorama industriale italiano. 16 febbraio 2026)
La biblioteca si arricchisce di volumi di recente pubblicazione che analizzano le applicazioni dell'IA in ambiti come marketing, arte, risorse umane e neuroscienze. Un’opportunità per approfondire il ruolo crescente di questa tecnologia nella società e nel mondo del lavoro.
Un libro che mostra come l'artigianato italiano possa non solo sopravvivere, ma prosperare nell'era digitale.
Gli autori analizzano il ruolo dei chatbot, definiti “macchine da conversazione” alimentate dall’intelligenza artificiale generativa, come ChatGPT e DeepSeek. Riflettono sulla loro capacità di generare testi significativi e su come il loro dialogo possa ridefinire la concezione tradizionale dell’essere umano come pensatore.
Chi è l'autore di un'opera realizzata con l'ausilio di un'AI? Cos'è un'opera nell'era dell'intelligenza artificiale? Viene proposta una nuova identità creativa che fonde le competenze umane con le potenzialità delle AI generative, ridefinendo il processo artistico.
L'AI generativa è un vero collaboratore che automatizza compiti operativi e supporta decisioni strategiche, trasformando il modo in cui lavoriamo e gestiamo la leadership. Questa guida esplora 35 utilizzi pratici per sfruttarne appieno il potenziale.
La Generative AI sta rivoluzionando il marketing, migliorando la personalizzazione, la creazione di contenuti e l'interazione con i clienti. Gli autori descrivono la sua evoluzione, le applicazioni pratiche e il ruolo della scienza dei dati nella trasformazione delle strategie di comunicazione.
L’IA sta trasformando il mercato dell’arte, influenzando autenticazione, valutazione e promozione delle opere, oltre a favorire trasparenza e nuove esperienze immersive. Questo libro esplora il suo impatto, le sfide etiche e il futuro dell’interazione tra arte e tecnologia.
La domanda oggi è cambiata: non è più se le macchine possono essere intelligenti, ma se possono eguagliarci e superarci. Dopo «La scorciatoia» e «Machina sapiens» il terzo episodio dell'avvincente trilogia sulla nuova era delle macchine pensanti.
Una guida completa per integrare l’IA nella gestione delle risorse umane, esplorando opportunità, sfide e strategie per una trasformazione digitale consapevole ed etica.
Il volume invita a una riflessione equilibrata sull’IA, evitando estremismi e promuovendo valori come uguaglianza, inclusività e sostenibilità per una tecnologia al servizio della società.
Uno studio sul convergent marketing, approccio che combina IA, automazione e contenuti multimediali per creare interazioni dinamiche tra brand e consumatori, guidando strategie digitali innovative.
Un libro che aiuta a integrare l’intelligenza artificiale nella scrittura per il marketing, ispirando argomenti, spunti narrativi e parole pertinenti al target e agli obiettivi della comunicazione.
L’AI rivoluziona le risorse umane, migliorando equità, efficienza e benessere lavorativo, ma richiede un uso responsabile per bilanciare automazione e gestione umana.
L’evoluzione del cervello umano viene raccontata attraverso cinque svolte chiave, collegandole ai progressi dell’IA per svelare le radici dell’intelligenza e del pensiero.
Una selezione delle ultime pubblicazioni sul tema del lavoro disponibili in biblioteca
Nicola Acocella indaga i fenomeni della disoccupazione ciclica, il persistente divario tra Nord e Sud, le disparità di genere e il fenomeno dei giovani NEET. Con un approccio rigoroso, si esplorano le politiche attuate, le inefficienze strutturali e le risposte alla globalizzazione e alle crisi economiche.
Dal pensiero della differenza all’analisi intersezionale, questo libro propone una rilettura critica degli strumenti giuridici e delle politiche pubbliche che mirano a promuovere il lavoro delle donne, per comprendere dove si annidano le radici redistributive delle diseguaglianze di genere e valutarne le azioni di contrasto.
Cosa succede alle donne che lavorano in un paese che fatica a conciliare una cultura tradizionalista con le esigenze di un’economia globalizzata? In questo vivido ritratto della società egiziana, Leslie T. Chang segue l’esperienza di tre donne che con tenacia e perseveranza vivono e lavorano in un contesto che spesso ne ostacola i progressi esistenziali e professionali.
Questioning the received wisdom that work is good for you, that you are what you do and that 'any job is a good job', Post-work offers a new challenge to the work-centred society. This timely book provides a vital introduction to the post-work debate - one of the most exciting political and theoretical currents of recent years.
Reclutare manodopera allo scopo di destinarla al lavoro presso terzi in condizioni di sfruttamento. È questo, in termini di legge, il caporalato. Una parola che sembra riportare indietro le lancette dei diritti dei lavoratori. In particolare, quando tra le sue pieghe, a fianco di interessi leciti, operano e prosperano attori illegali, le organizzazioni criminali in primis.
The author discusses how the American perception of work has evolved over the 20th century, with a growing emphasis on entrepreneurship, initiative, and self-realization, rather than just reliable job performance. This entrepreneurial work ethic has become deeply ingrained in American culture, even as economic insecurity and inequality have increased. The book explores the origins and impact of this shift, tracing it from late 19th-century success literature to the modern gig economy.
Nella nostra ricerca del graal per ottimizzare la produttività con tecnologie intelligenti come l’IA e i robot, stiamo separando i lavoratori junior dagli esperti nei luoghi di lavoro di tutto il mondo. Si tratta di un problema incombente dall’impatto enorme che pochi stanno affrontando veramente.
Sono trent'anni che i redditi dei lavoratori italiani non crescono. Un'anomalia assoluta tra le economie avanzante con caratteri quasi strutturali e conseguenze negative sul piano economico e sociale. Una questione che riguarda il lavoro povero ma anche la fascia medio alta, quella su cui incombe il grosso del carico fiscale che sostiene il nostro welfare state.
Acclamato da CNBC come uno dei «top 5 libri di saggistica sul lavoro che tutti dovrebbero leggere», il libro è un appello all’azione, che mostra come condurre il cambiamento da dovunque ci si trovi può trasformare la nostra carriera, la comunità e persino il mondo intero.
In Italia sono circa tre milioni i lavoratori invisibili, poveri, irregolari, quelli che pur lavorando non riescono a portare a casa uno stipendio sufficiente a condurre un’esistenza libera e dignitosa, quelli che non godono di alcuna tutela e non possono far valere i loro diritti.
Il lavoro domestico come lavoro non pagato della casalinga [...] è una forma specifica di sfruttamento connessa ai processi di valorizzazione del capitale, che vede i suoi inizi tra il xvii e il xviii secolo per poi svilupparsi negli anni successivi alla rivoluzione industriale.
Lo Stato deve cessare di operare come presidio del corretto funzionamento del mercato e affermarsi come difensore della società dal mercato. L’Italia è l’ottavo Paese più ricco del mondo, ma anche il Paese dove un lavoratore su quattro è povero e uno su tre vulnerabile, ovvero condannato alla povertà in caso di evento inaspettato.
Questo breve libro contiene due capitoli su un tema molto discusso che suscita sia visioni distopiche che previsioni ottimistiche: che impatto avrà l’Intelligenza Artificiale sulla quantità e qualità del lavoro.
«Dall’inizio del nuovo secolo, in Italia si è alimentata un’illusione: quella di essere diretti verso la piena occupazione. Si tratta, appunto, di un inganno. Se si analizzano i numeri, emergono una realtà diversa e una tendenza opposta: in questi anni si è assistito nel nostro paese a una rapida crescita non di un’occupazione dotata di stabilità e tutele, ma della sottoccupazione, con forme e tipi di lavoro frammentato e vulnerabile. Una sottoutilizzazione delle persone in ore, istruzione e competenze».
In Italia, i giovani sono una risorsa preziosa ma sempre più scarsa. In numero sempre minore e spinti a emigrare all’estero in cerca di migliori opportunità, sono spesso vittime di stereotipi incapaci di cogliere le dinamiche che li caratterizzano.
In biblioteca i volumi finalisti di un premio assegnato annualmente al miglior libro di business. Istituito nel 2005, è considerato uno dei più prestigiosi riconoscimenti nel campo della letteratura economica e aziendale. L'ultima edizione è stata vinta da "Supremacy: AI, ChatGPT and the Race That Will Change the World", di Parmy Olson.
From award-winning journalist Parmy Olson, Supremacy is the astonishing, untold, behind-the-scenes story of the battle between two AI companies, their struggles to use their tech for good, and the dangerous direction that they’re now going in.
"Original and thought-provoking... A brilliantly erudite account of the major waves in the theory and practice of management" (Financial Times)
A revelatory, paradigm-shifting work from a renowned Columbia professor and “one of the great social and cultural psychologists” (Amy Cuddy) that demystifies our tribal instincts and shows us how to use them to create positive change.
"A compelling examination of the socio-economic consequences of humans living longer lives (...) important and timely" (Financial Times)
A riveting inside look at an elite unit within the Pentagon—the Defense Innovation Unit, also known as Unit X—whose mission is to bring Silicon Valley’s cutting-edge technology to America’s military: from the two men who launched the unit.