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Pubblicato il 01 ottobre 2026
Rassegna in progress delle copertine dei titoli acquisiti dalla biblioteca nel corso del mese, con una sintetica descrizione del contenuto di ogni volume e il codice per visualizzarne la descrizione in catalogo e la collocazione sullo scaffale.
Come si traduce l'esperienza privata di un testo in una pratica sociale e condivisa, capace di incidere sull'ecosistema editoriale contemporaneo?
Al centro di questo saggio di Karolina Sallaku, edito da FrancoAngeli, ci sono l'impatto dirompente dei contenuti generati dagli utenti e la nascita di fenomeni virali come la community di #BookTok su TikTok. In questi contesti, la condivisione digitale della lettura ha progressivamente ridefinito le abitudini d'acquisto, la percezione dei testi e la stessa natura della fruizione letteraria, trasformando l'atto intimo del leggere in un catalizzatore di relazioni e tendenze collettive.
Attraverso un impianto teorico che connette la Teoria dell'Identità Sociale ai modelli di Co-Creazione del Valore, l'autrice analizza le motivazioni psicologiche e relazionali che spingono i lettori a trasformarsi da consumatori passivi a veri e propri co-creatori di senso. La produzione e circolazione di recensioni, video ed emozioni attorno ai libri diventano così un potente mezzo di espressione identitaria e di appartenenza comunitaria. Questo fenomeno di comunicazione tra pari supera le tradizionali dinamiche del marketing editoriale, riposizionando i lettori come prosumer capaci di orientare le classifiche di vendita e rafforzare la rilevanza culturale delle opere.
Dal punto di vista metodologico, l'opera si distingue per un'impostazione multilivello rigorosamente articolata. Alla revisione sistematica della letteratura scientifica su oltre ottanta studi di settore segue infatti un'estesa indagine empirica, condotta mediante l'analisi del sentiment e dei contenuti di oltre 19.000 commenti pubblicati su TikTok ed elaborati con strumenti di text-mining come Python e NVivo. Il percorso di ricerca culmina infine nello sviluppo e nella validazione statistica della Digital Literary Sharing Scale, una scala concepita per misurare in modo strutturato i comportamenti e le propensioni alla condivisione letteraria digitale.
L'articolazione dei dati emersi dalla ricerca consente sia di decodificare i meccanismi sociali e simbolici che muovono le nuove subculture di lettori - in particolare tra le generazioni più giovani - sia di fornire a case editrici, operatori culturali e professionisti della comunicazione le leve strategiche con cui collaborare proficuamente con le community online e comprendere l'evoluzione della lettura contemporanea. (1 ottobre 2026)
L'attuale dibattito sull'occupazione si snoda tra la necessità di riforme pubbliche a sostegno di giovani e donne, la critica a modelli organizzativi e retributivi obsoleti e la gestione del malessere organizzativo che alimenta l'abbandono volontario. I tre volumi proposti offrono un quadro integrato per comprendere e governare queste trasformazioni attraverso leve legislative, gestionali e psicologiche.
Frutto della ricerca promossa dal Seminario permanente di filosofie del lavoro della Società Italiana di Teoria Critica, il volume delinea una proposta giuspolitica volta a ricucire il nesso tra democrazia, lavoro e dignità. Attraverso contributi interdisciplinari, l'opera promuove una proposta di legge focalizzata sulla creazione diretta di lavoro pubblico (Job Guarantee), sull'autorealizzazione personale e sulla garanzia dell'occupazione per giovani e donne. Vengono inoltre approfonditi temi quali la riforma della formazione permanente e le pensioni di garanzia, che definiscono il lavoro di qualità come infrastruttura essenziale della convivenza democratica.
Proposto come un saggio-manifesto, il testo analizza la frizione tra la rapida accelerazione tecnologica (inclusa l'intelligenza artificiale) e la persistenza di modelli aziendali obsoleti, caratterizzati da burocrazie difensive e gerarchie rigide. Spolverato individua quattro fratture fondamentali: la gestione del tempo (con la riduzione dell'orario vista come riforma sociale), il linguaggio aziendale ridotto a pura cosmetica, l'inadeguatezza delle strutture gerarchiche tradizionali e l'impoverimento dei salari. Il saggio invita a demolire gli schemi logori per riprogettare un'organizzazione lavorativa che concili produttività, dignità e giustizia sociale.
Incentrato sulle dinamiche interne e sulla gestione delle risorse umane, il volume esamina le cause della perdita di significato nell'attività lavorativa, affrontando concetti quali il brown-out e la Great Resignation. Partendo dalle principali teorie motivazionali (tra cui Maslow, Herzberg e l'autodeterminazione), Amato illustra il ciclo progressivo che collega la demotivazione al turnover. Il testo fornisce sia un inquadramento teorico sia strumenti applicativi e procedure di rilevazione (come i sistemi MotivaSense e Retain&Care) per supportare la leadership nella costruzione di contesti organizzativi orientati al benessere.
Quattro novità editoriali recentemente acquisite dalla biblioteca esplorano le metamorfosi della comunicazione commerciale di fronte all'accelerazione tecnologica e all'impatto dell'intelligenza artificiale generativa nella dimensione "onlife". Lontani dalle facili ricette da social network o dall'entusiasmo acritico per le ultime innovazioni, i volumi condividono un impianto rigoroso: esaminano come governare dati, algoritmi e narrazioni d'impresa senza smarrire l'efficacia strategica e la centralità della relazione umana.
Dai meme al rapido susseguirsi delle estetiche "-core", i linguaggi digitali si consumano in pochi giorni. Bifulco e Paterlini spiegano come la velocità degli algoritmi saturi l'attenzione nelle micro-community. Decodificare i fenomeni virali per separare il segnale dal rumore di fondo diventa così un'imprescindibile responsabilità analitica e culturale.
Mentre il marketing classico fa leva su desideri e gratificazioni immediate, la comunicazione ecologista evoca spesso paure o apocalissi lontane, faticando a guidare reali cambiamenti di comportamento. Susini ricorre alla psicologia sociale per fornire una guida pragmatica destinata a professionisti e aziende, spiegando come applicare l'ottimismo e le leve persuasive tradizionali a narrazioni green ricche ed efficaci.
Dal personal branding all'AI generativa, dai contratti alle campagne pubblicitarie, il lavoro del Social Media Manager richiede metodo e capacità di lettura dei dati. Questo libro affronta gli aspetti più concreti della professione: pianificazione, gestione dei clienti, report e strategie. L'obiettivo non è accumulare follower, ma trasformare l'attenzione in risultati misurabili.
Quando i confini tra analogico e digitale si dissolvono, il marketing supera la mera vendita per guidare complesse trasformazioni culturali. Arrigone e Toso uniscono rigore accademico e testimonianze aziendali per analizzare iper-personalizzazione e tecnologie immersive, individuando nella tenuta dell'approccio Human-to-Human (H2H) il perno per costruire relazioni di marca autentiche e durature.
Quando parliamo di emergenza climatica, il concetto di "transizione" rischia di ridursi a una formula fin troppo comoda, a un’etichetta teorica capace di sbrogliare da sola i nodi del passaggio a un mondo post-fossile. Questo volume prova invece a misurarsi con la concretezza dei fatti. La proposta dei curatori, Stephen G. Gross e Andrew Needham, è di smontare l'illusione di una staffetta lineare tra fonti energetiche, sostituendola con la categoria del layering (stratificazione). L’avvento del petrolio non cancella il carbone; lo costringe a reinventarsi, creando forme di coesistenza che condizionano per decenni la politica interna dei paesi industriali.
Al lettore interessato a decifrare l'attuale crisi energetica il testo offre chiare coordinate interpretative, svelando un legame indissolubile tra risorse materiali e diritti civili. Lungi dall'essere un tema confinato a tecnici ed economisti, la gestione dei flussi energetici si rivela una forza politica in grado di plasmare la democrazia stessa. Ne sono un esempio i saggi sugli shock petroliferi degli anni Settanta. In quel decennio, il timore dell’instabilità energetica accelerò riforme economiche radicali e impose nuove abitudini di consumo. Ricostruendo conflitti territoriali e storie individuali, gli autori mostrano come le risposte a quelle crisi abbiano plasmato i dilemmi del nostro presente.
Il valore del libro emerge nitido nei singoli spaccati ricostruiti. Stephen Gross, ad esempio, analizza l'intervento dirigista dello Stato nella transizione tedesca al petrolio, dove massicci sussidi ai minatori della Ruhr servirono a disinnescare una potenziale bomba sociale. Il saggio di Natasha Zaretsky sulle proteste antinucleari statunitensi evidenzia invece l'uso politico del feto vulnerabile, espediente biologico ed emotivo per dare consistenza visibile al rischio invisibile delle radiazioni.
Certo, il gas naturale e l’idroelettrico rimangono sullo sfondo, oscurati dal focus centrale su carbone e petrolio. Ma l’utilità del testo sta proprio in queste frizioni: l’energia si rivela soprattutto un rapporto di potere scritto sui corpi e sui territori, anziché un flusso neutro regolato da rigide curve di costo. (7 settembre 2026)
Daniele Balicco raccoglie in "Del copywriting come genere letterario" gli scritti nati dalla collaborazione trentennale di Franco Fortini con l'Olivetti. Per chi si occupa di marketing, il libro smonta l'idea della pubblicità nata da un'intuizione estemporanea e mostra come, in quell'ambiente di fabbrica, scrivere testi fosse una prassi seria, regolare e legata a doppio filo alla produzione.
A Ivrea, lo scrittore definiva l'identità del marchio battezzando macchine destinate al mercato globale come la Lettera 22 e la Lexikon. Balicco documenta lo scontro teorico e pratico tra questa impostazione e l'advertising d'oltreoceano. Mentre il modello americano puntava a condizionare i consumatori tramite la ripetizione ossessiva del circuito stimolo-risposta, la via piemontese proponeva una comunicazione sobria e informativa. Fortini rifiutava la demagogia commerciale e riteneva che l'azienda dovesse confrontarsi con la realtà del mercato, senza camuffare la reale natura delle sue forme industriali.
Il volume restituisce la dimensione pragmatica di questa attività, che includeva la stesura di lettere promozionali per i rivenditori. L'intellettuale copywriter lavorava a stretto contatto con i grafici Giovanni Pintori ed Egidio Bonfanti, negoziando la disposizione millimetrica dei testi sulla pagina stampata. Questa costrizione geometrica dello spazio, mutuata dalla teoria di Valéry sulla resistenza incontrata nel mezzo espressivo, costringeva a un esercizio di estrema sintesi e precisione semantica, del tutto simile alle regole della metrica poetica. Chi si occupa di gestione d'impresa troverà qui un caso di studio unico su come la scrittura si trasformi in una vera leva economica, capace di mediare tra profitto e utilità sociale. (31 agosto 2026)
Nel mercato del lavoro contemporaneo, la retribuzione non risponde più a un patto sociale implicito: il "wage standard", ovvero la convinzione etica che debba esistere un limite alle disparità di paga all'interno della stessa impresa. In “The wage standard : what's wrong in the labor market and how to fix it”, Arindrajit Dube risale alle origini della rottura di questo equilibrio. A far saltare il banco sono stati mutamenti organizzativi precisi, non l'evoluzione tecnologica o la globalizzazione. Pratiche come l'esternalizzazione creano distanza sociale: quando il personale di pulizia fa capo a un'agenzia esterna, perde il confronto salariale diretto con i colleghi interni, disgregando la solidarietà di un tempo. A ciò si somma l'ascesa di amministratori con un MBA, che dagli anni '80 hanno ridotto le buste paga dei dipendenti in media del 6% a favore dei propri compensi. Le aziende sfruttano la scarsità di alternative occupazionali locali esercitando un potere di monopsonio, ovvero una capacità di fissare i salari al ribasso sapendo che i lavoratori difficilmente si dimetteranno.
Se Dube svela come il valore venga trattenuto legalmente riducendo le retribuzioni alla radice, Matthew Cole in “Unpaid: the past, present and future of wage theft” racconta la sottrazione che avviene violando la legge stessa. Il furto salariale - fatto di straordinari non pagati, trattenute arbitrarie e cottimo digitale - è una prassi strutturale della redditività d'impresa. Lo dimostrano casi emblematici come quello della catena Marriott nel Regno Unito, sanzionata per aver sottratto oltre 71.000 sterline a 279 dipendenti, pur realizzando profitti milionari. Cole analizza i dispositivi con cui gli algoritmi della gig economy frammentano le mansioni azzerando i tempi morti a spese di chi lavora.
Questi due saggi disegnano una mappa del conflitto per il controllo del tempo e del reddito. Dube infonde ottimismo proponendo riforme concrete per ripristinare lo standard salariale, Cole descrive impietosamente l'anatomia materiale dello sfruttamento quotidiano.
Li abbiamo scelti - tra i titoli posseduti dalla biblioteca - sulla base delle recensioni apparse su periodici e testate come Financial Times, The Economist, Project Syndicate e Journal of Economic Literature.
Una guida accessibile a uno strumento tutt'altro che semplice. Keynes e Bown analizzano dazi, ritorsioni e negoziati, mostrando chi paga davvero il costo delle guerre commerciali e quando esse possono produrre risultati inattesi.
Debito, rivalità geopolitiche, frammentazione commerciale. Prasad descrive un ordine economico che perde i propri punti di equilibrio e spiega perché le soluzioni adottate dai governi rischiano talvolta di alimentare le instabilità che vogliono contenere.
Perché Europa e Cina, pur partendo da livelli comparabili di sviluppo, hanno seguito percorsi diversi? Attraverso un millennio di storia, gli autori collegano istituzioni, cultura e incentivi economici alle traiettorie della crescita.
Dai laboratori ai mercati reali, John A. List ripercorre l'economia sperimentale come metodo di indagine. Esperimenti sul campo, incentivi e comportamenti osservati diventano strumenti per verificare ipotesi spesso date per scontate.
Quando un problema collettivo viene trasformato in una scelta individuale? Chater e Loewenstein mostrano come imprese e consulenti comportamentali abbiano spostato l'attenzione dalle regole del gioco alle responsabilità del singolo consumatore.
Ogni smartphone che teniamo in tasca è un piccolo giacimento mobile: 63 elementi chimici diversi, secondo il conteggio di Gianluca Schinaia in "L'età delle matrici". Litio, cobalto, terre rare come il terbio — l'elettronica ne assorbe l'88% della produzione mondiale — e il germanio. Moltiplicato per 7,5 miliardi di dispositivi, più i 2 miliardi di PC in circolazione, il conto diventa un flusso continuo di materia estratta dal sottosuolo. L'attività mineraria pesa per circa il 10% sulle emissioni globali di CO2. Pannelli solari e batterie elettriche, che dovrebbero portarci fuori dalla crisi climatica, aprono nuovi fronti di conflitto per il controllo dei giacimenti.
Mariana Mazzucato, in "The Common Good Economy", parte da qui per smontare un'idea che ha dominato decenni di politica economica: quella dello Stato come tappabuchi, chiamato a intervenire solo quando il mercato fallisce. Propone invece un'economia costruita attorno a obiettivi — outcomes-driven, nel suo lessico. I numeri che cita pesano: 4,5 miliardi di persone senza accesso a servizi sanitari essenziali, 2 miliardi senza acqua potabile. Di fronte a cifre così, un intervento pubblico che si limita a correggere ex post non basta. Mazzucato parla di una "bussola del bene comune", missioni concrete capaci di orientare insieme investimenti pubblici e privati verso decarbonizzazione ed equità digitale.
Il punto delicato è come tradurre tutto questo in prassi, quando si tratta di risorse materiali finite. Senza trasparenza sui brevetti e condivisione della conoscenza, la transizione tecnologica rischia semplicemente di riprodurre i vecchi monopoli estrattivi con un'etichetta verde. Mazzucato insiste sulla "pre-distribuzione": condizioni di partecipazione già scritte nei contratti tra Stato e imprese, non negoziate a cose fatte. È la differenza tra una relazione simbiotica e una puramente estrattiva — e su quella differenza si gioca, letteralmente, quanto potrà durare la disponibilità di queste risorse per chi verrà dopo di noi. (28 luglio 2026)
Due recenti acquisizioni della biblioteca raccontano la crisi dei modelli tecnologici che hanno dominato gli ultimi decenni. In "La fine della Silicon Valley", Lina Malfona mette in discussione l'immagine della Valley come luogo da cui continua a scaturire il futuro. Nel suo racconto prevale l'idea di un territorio che vive più che altro della propria reputazione. Gli edifici progettati da architetti di fama internazionale contano soprattutto come strumenti di visibilità aziendale; la qualità degli spazi passa in secondo piano rispetto alle esigenze del marchio e alla competizione per il mercato dell'intelligenza artificiale. E che dire del paesaggio urbano? Distese di parcheggi, bassa densità, lunghi spostamenti in auto. Una geografia poco compatta, lontana dall'immagine della metropoli innovativa. Mentre il software continua a essere progettato lì, gran parte della produzione materiale delle tecnologie che usiamo ogni giorno si svolge altrove.
Michael Steinberger sposta l'obiettivo sul CEO di Palantir, Alex Karp. Formatosi a Francoforte alla scuola di Habermas, Karp arriva al mondo delle piattaforme e dei dati attraverso un percorso intellettuale insolito. Il volume "Il filosofo nella Valley" segue il passaggio dai suoi studi sul linguaggio e sulla violenza alla costruzione di un'azienda specializzata nell'analisi di enormi masse di dati. Attraverso il software Gotham, Palantir si è consolidata come partner strategico della CIA, del Mossad e delle istituzioni sanitarie occidentali, traducendo in pratica la visione di Alex Karp sulla necessaria collaborazione tra Big Tech e Stato. Steinberger descrive una Silicon Valley che, rigettando il "libertarismo adolescenziale", rivendica le proprie origini militari e trasforma l'intelligenza artificiale nella nuova arma atomica della competizione con Cina e Russia. In questa prospettiva, il data mining smette di alimentare il mercato dei consumi digitali per elevarsi a infrastruttura politica, considerata essenziale per la difesa delle cosiddette democrazie liberali nella nuova guerra fredda. (21 luglio 2026)
La biblioteca si arricchisce di volumi di recente pubblicazione che analizzano le applicazioni dell'IA in ambiti come marketing, arte, risorse umane e neuroscienze. Un’opportunità per approfondire il ruolo crescente di questa tecnologia nella società e nel mondo del lavoro.
Un libro che mostra come l'artigianato italiano possa non solo sopravvivere, ma prosperare nell'era digitale.
Gli autori analizzano il ruolo dei chatbot, definiti “macchine da conversazione” alimentate dall’intelligenza artificiale generativa, come ChatGPT e DeepSeek. Riflettono sulla loro capacità di generare testi significativi e su come il loro dialogo possa ridefinire la concezione tradizionale dell’essere umano come pensatore.
Chi è l'autore di un'opera realizzata con l'ausilio di un'AI? Cos'è un'opera nell'era dell'intelligenza artificiale? Viene proposta una nuova identità creativa che fonde le competenze umane con le potenzialità delle AI generative, ridefinendo il processo artistico.
L'AI generativa è un vero collaboratore che automatizza compiti operativi e supporta decisioni strategiche, trasformando il modo in cui lavoriamo e gestiamo la leadership. Questa guida esplora 35 utilizzi pratici per sfruttarne appieno il potenziale.
La Generative AI sta rivoluzionando il marketing, migliorando la personalizzazione, la creazione di contenuti e l'interazione con i clienti. Gli autori descrivono la sua evoluzione, le applicazioni pratiche e il ruolo della scienza dei dati nella trasformazione delle strategie di comunicazione.
L’IA sta trasformando il mercato dell’arte, influenzando autenticazione, valutazione e promozione delle opere, oltre a favorire trasparenza e nuove esperienze immersive. Questo libro esplora il suo impatto, le sfide etiche e il futuro dell’interazione tra arte e tecnologia.
La domanda oggi è cambiata: non è più se le macchine possono essere intelligenti, ma se possono eguagliarci e superarci. Dopo «La scorciatoia» e «Machina sapiens» il terzo episodio dell'avvincente trilogia sulla nuova era delle macchine pensanti.
Una guida completa per integrare l’IA nella gestione delle risorse umane, esplorando opportunità, sfide e strategie per una trasformazione digitale consapevole ed etica.
Il volume invita a una riflessione equilibrata sull’IA, evitando estremismi e promuovendo valori come uguaglianza, inclusività e sostenibilità per una tecnologia al servizio della società.
Uno studio sul convergent marketing, approccio che combina IA, automazione e contenuti multimediali per creare interazioni dinamiche tra brand e consumatori, guidando strategie digitali innovative.
Un libro che aiuta a integrare l’intelligenza artificiale nella scrittura per il marketing, ispirando argomenti, spunti narrativi e parole pertinenti al target e agli obiettivi della comunicazione.
L’AI rivoluziona le risorse umane, migliorando equità, efficienza e benessere lavorativo, ma richiede un uso responsabile per bilanciare automazione e gestione umana.
L’evoluzione del cervello umano viene raccontata attraverso cinque svolte chiave, collegandole ai progressi dell’IA per svelare le radici dell’intelligenza e del pensiero.
Una selezione delle ultime pubblicazioni sul tema del lavoro disponibili in biblioteca
Nicola Acocella indaga i fenomeni della disoccupazione ciclica, il persistente divario tra Nord e Sud, le disparità di genere e il fenomeno dei giovani NEET. Con un approccio rigoroso, si esplorano le politiche attuate, le inefficienze strutturali e le risposte alla globalizzazione e alle crisi economiche.
Dal pensiero della differenza all’analisi intersezionale, questo libro propone una rilettura critica degli strumenti giuridici e delle politiche pubbliche che mirano a promuovere il lavoro delle donne, per comprendere dove si annidano le radici redistributive delle diseguaglianze di genere e valutarne le azioni di contrasto.
Cosa succede alle donne che lavorano in un paese che fatica a conciliare una cultura tradizionalista con le esigenze di un’economia globalizzata? In questo vivido ritratto della società egiziana, Leslie T. Chang segue l’esperienza di tre donne che con tenacia e perseveranza vivono e lavorano in un contesto che spesso ne ostacola i progressi esistenziali e professionali.
Questioning the received wisdom that work is good for you, that you are what you do and that 'any job is a good job', Post-work offers a new challenge to the work-centred society. This timely book provides a vital introduction to the post-work debate - one of the most exciting political and theoretical currents of recent years.
Reclutare manodopera allo scopo di destinarla al lavoro presso terzi in condizioni di sfruttamento. È questo, in termini di legge, il caporalato. Una parola che sembra riportare indietro le lancette dei diritti dei lavoratori. In particolare, quando tra le sue pieghe, a fianco di interessi leciti, operano e prosperano attori illegali, le organizzazioni criminali in primis.
The author discusses how the American perception of work has evolved over the 20th century, with a growing emphasis on entrepreneurship, initiative, and self-realization, rather than just reliable job performance. This entrepreneurial work ethic has become deeply ingrained in American culture, even as economic insecurity and inequality have increased. The book explores the origins and impact of this shift, tracing it from late 19th-century success literature to the modern gig economy.
Nella nostra ricerca del graal per ottimizzare la produttività con tecnologie intelligenti come l’IA e i robot, stiamo separando i lavoratori junior dagli esperti nei luoghi di lavoro di tutto il mondo. Si tratta di un problema incombente dall’impatto enorme che pochi stanno affrontando veramente.
Sono trent'anni che i redditi dei lavoratori italiani non crescono. Un'anomalia assoluta tra le economie avanzante con caratteri quasi strutturali e conseguenze negative sul piano economico e sociale. Una questione che riguarda il lavoro povero ma anche la fascia medio alta, quella su cui incombe il grosso del carico fiscale che sostiene il nostro welfare state.
Acclamato da CNBC come uno dei «top 5 libri di saggistica sul lavoro che tutti dovrebbero leggere», il libro è un appello all’azione, che mostra come condurre il cambiamento da dovunque ci si trovi può trasformare la nostra carriera, la comunità e persino il mondo intero.
In Italia sono circa tre milioni i lavoratori invisibili, poveri, irregolari, quelli che pur lavorando non riescono a portare a casa uno stipendio sufficiente a condurre un’esistenza libera e dignitosa, quelli che non godono di alcuna tutela e non possono far valere i loro diritti.
Il lavoro domestico come lavoro non pagato della casalinga [...] è una forma specifica di sfruttamento connessa ai processi di valorizzazione del capitale, che vede i suoi inizi tra il xvii e il xviii secolo per poi svilupparsi negli anni successivi alla rivoluzione industriale.
Lo Stato deve cessare di operare come presidio del corretto funzionamento del mercato e affermarsi come difensore della società dal mercato. L’Italia è l’ottavo Paese più ricco del mondo, ma anche il Paese dove un lavoratore su quattro è povero e uno su tre vulnerabile, ovvero condannato alla povertà in caso di evento inaspettato.
Questo breve libro contiene due capitoli su un tema molto discusso che suscita sia visioni distopiche che previsioni ottimistiche: che impatto avrà l’Intelligenza Artificiale sulla quantità e qualità del lavoro.
«Dall’inizio del nuovo secolo, in Italia si è alimentata un’illusione: quella di essere diretti verso la piena occupazione. Si tratta, appunto, di un inganno. Se si analizzano i numeri, emergono una realtà diversa e una tendenza opposta: in questi anni si è assistito nel nostro paese a una rapida crescita non di un’occupazione dotata di stabilità e tutele, ma della sottoccupazione, con forme e tipi di lavoro frammentato e vulnerabile. Una sottoutilizzazione delle persone in ore, istruzione e competenze».
In Italia, i giovani sono una risorsa preziosa ma sempre più scarsa. In numero sempre minore e spinti a emigrare all’estero in cerca di migliori opportunità, sono spesso vittime di stereotipi incapaci di cogliere le dinamiche che li caratterizzano.